Presidio degli ulivi contro il Tyrrhenian Link a Selargius: otto indagati
Avviso di conclusione indagini per un gruppo degli attivisti che si opponevano all'esproprio dei terreni per la realizzazione della sottostazione elettricaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Invasione di terreni, violenza privata e danneggiamento: sono i reati contestati a otto attivisti che facevano parte del presidio di Sa Barracca de su Padru e avevano partecipato alle manifestazioni contro la realizzazione della stazione elettrica di Terna nelle campagne di Selargius, punto di snodo del sistema legato al Tyrrhenian Link.
L’avviso di conclusione delle indagini condotte dai Pm Emanuele Secci e Danilo Tronci è stato notificato questa mattina, un anno e mezzo dopo lo sgombero dell’area effettuato il 20 novembre 2024 da agenti in assetto antisommossa, intervenuti su richiesta della società elettrica che doveva realizzare l’opera di connessione dell’infrastruttura contestata.
Gli indagati, tutti difesi dall’avvocato Giulia Lai, hanno tra i 33 e i 59 anni e provengono da varie parti della Sardegna: da Sassari e Quartu, passando per Alghero, Sadali, Muravera, Gonnostramatza, San Nicolò Gerrei e Settimo San Pietro. Con altri avevano animato il “presidio degli ulivi”, nato per dire no alla realizzazione della centrale, che comportava l’esproprio di terreni privati e l’eradicazione di alberi, appunto, di ulivo.
Terna era entrata in possesso delle terre a marzo del 2024. E la contestazione di era intensificata: era stata realizzata una baracca-presidio permanente. Da qui l’accusa di invasione di terreni. Inoltre gli attivisti sono accusati di aver tagliato e danneggiato le reti piazzate dalla società per mettere in difficoltà gli operai.
«Il 7 luglio centinaia di cittadini e cittadine sarde occuparono quel terreno che stava per essere espropriato "per pubblica utilità" da parte di un' impresa privata, per coprire con una colata di cemento una delle zone di produzione agricola più importanti dell'hinterland di Cagliari», spiega il comitato Libertade. Per 6 mesi era stata «una lotta pacifica, condivisa da migliaia e migliaia di persone che da tutto il mondo hanno espresso la propria solidarietà e indignazione verso le azioni di prepotenza dello Stato Italiano e la complicità delle istituzioni locali e regionali». Il 20 novembre era partito lo sgombero, imponente. Si erano registrate delle tensioni ma alla fine non c’erano stati scontri. Ora le indagini sono chiuse e gli otto attivisti rischiano un processo. Per questo l’associazione Libertade chiede a «tutte le persone che hanno condiviso questa lotta e tutte coloro che vogliono vivere in una Sardegna libera da ogni imposizione coloniale» di « dimostrare la propria solidarietà agli indagati, facendo in modo che la lotta possa continuare tutti insieme, anche dentro il Tribunale».
