Dolianova, i domiciliari non bastano: accusato di estorsione finisce in carcere
Il 55enne era stato bloccato dai carabinieri tre giorni fa fuori da una banca, dopo aver ricevuto del denaro dalla sua vittimaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
I carabinieri della Stazione di Dolianova hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cagliari, nei confronti di un 55enne accusato di estorsione. L'uomo tre giorni fa era finito agli arresti domiciliari: era stato bloccato dai militari all'esterno di un Istituto di credito cittadino subito dopo aver ricevuto una somma di denaro dalla sua vittima, 60 anni , la quale aveva poi denunciato di essere stata costretta per oltre un decennio a versare mensilmente ingenti cifre, a causa di continue minacce e di un profondo stato di soggezione psicologica.
In sede di udienza di convalida, l'Autorità giudiziaria, alla luce del grave quadro indiziario emerso, degli elementi raccolti a carico dell'indagato e del concreto rischio di reiterazione del reato, ha ritenuto inidonea la misura domiciliare, disponendo l'immediata custodia in carcere.
I fatti sono noti: l'incubo per la vittima darebbe durato oltre un decennio, fatto di minacce, violenze fisiche e una profonda soggezione psicologica. Tutto è stato interrotto dal bliz dei carabinieri (coordinati dal capitano Luca Delle Vedove). L'operazione, secondo il comunicato dell'Arma, è scattata quando la sorella della vittima si è rivolta ai carabinieri di Dolianova. Allarmata dal fatto che il fratello fosse ormai ridotto vicino alla soglia dell'indigenza, nonostante avesse da sempre un impiego stabile, la donna aveva intuito la gravità della situazione ed era riuscita a farsi raccontare dal fratello cosa stesse accadendo, per poi segnalare ai militari che l’uomo stava per incontrarsi col compaesano nei pressi di un istituto di credito locale per l'ennesima consegna di denaro. Da qui il blitz dei carabinieri e gli arresti domiciliari, ora trasformati in detenzione nel carcera di Uta.
