La situazione al centro d’accoglienza di Monastir è fuori controllo. I migranti spariscono nel nulla poche ore dopo l’arrivo, prima ancora di essere identificati, e i sindacati di Polizia parlano apertamente di «disastro».

Ex Cpa (centro di prima accoglienza), da venerdì il centro è diventato un hotspot. E cambia tutto: prima ospitava migranti già identificati e divisi per categorie (economici, richiedenti asilo, ecc.) che potevano uscire a piacimento; ora arrivano persone appena sbarcate, che devono essere fotosegnalate, identificate e visitate dai medici, migranti che dunque sono in stato di “fermo di accertamento” di 48 ore e non possono uscire.

Teoricamente. Perché a fronte dell’aggravio di lavoro che comporta il decreto, da Roma non arrivano risorse sufficienti per garantire il controllo dell’hotspot. «Se ne vanno a decine, soprattutto scavalcando il muro di recinzione, perché le forze di polizia presenti si riducono a una pattuglia per centinaia di migranti», denuncia Massimo Vargiu del Siulp. Flavio Tuzi dell’Anip punta il dito contro una gestione «inefficace» della Questura di cui il territorio subisce le conseguenze.

Il decreto che trasforma il centro in hotspot, spiega la questora di Cagliari Rosanna Lavezzaro, è di venerdì: «Ci stiamo organizzando per la vigilanza, ma è falso che ci sia una sola pattuglia, abbiamo chiesto al ministero più forze».

Luigi Almiento

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