Gesico e la scuola che non c’è: quando nascere in paese significa già partire
Già dai tre anni per frequentare la materna bisogna raggiungere Mandas, e nel resto della Trexenta la situazione non è certo priva di difficoltàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
A Gesico il peccato originale si consuma a tre anni: nascere in paese significa essere già pendolari. Non c’è una scuola dell’infanzia, né un’aula dove cominciare il proprio percorso educativo. Per frequentare la materna bisogna raggiungere Mandas a bordo di uno scuolabus (almeno questo servizio è garantito, almeno finché qualche algoritmo incaricato di calcolare i costi non deciderà che mantenerlo per così pochi bambini è antieconomico). Un viaggio che, per i piccoli di uno dei centri più fragili della Trexenta, arriva prima ancora di imparare a leggere e scrivere. È il volto più fragile di un territorio dove lo spopolamento non è soltanto una questione di numeri, ma una minaccia concreta alla sopravvivenza dei servizi. Gesico, con meno di 700 abitanti e una popolazione sempre più anziana, paga il prezzo di un calo demografico che si riflette inevitabilmente anche sulla scuola.
Nel resto della Trexenta la situazione non è certo priva di difficoltà. La scuola resiste grazie a una rete di sedi distribuite nei diversi centri, ma ogni inizio di anno scolastico riporta in primo piano il problema delle iscrizioni. Le classi si assottigliano, le pluriclassi diventano una necessità e il rischio di chiusura rimane sullo sfondo. L’Istituto comprensivo Gaetano Cima di Guasila riunisce sei comuni – Guasila, Guamaggiore, Ortacesus, Pimentel, Samatzai e Selegas – e gestisce 14 plessi scolastici, alcuni distanti fino a 15 chilometri tra loro. Una rete articolata, indispensabile per mantenere la scuola vicina alle comunità, ma complessa da organizzare in un territorio segnato dalla denatalità. L’amministrazione comunale ha inaugurato di recente un polo scolastico all’avanguardia.
Senorbì, il centro più importante per abitanti (quasi 5000) e servizi, conserva un ruolo centrale nell’offerta scolastica della zona. Il suo istituto comprensivo, che comprende pure Suelli, Barrali e San Basilio, conta dodici plessi e circa 718 alunni secondo il piano dell’offerta formativa 2024-2025.
La scuola, insomma, continua a tenere insieme i paesi della Trexenta. Ma la sua resistenza ha un limite: senza nuove famiglie e senza bambini, la rete rischia di diventare sempre più difficile da sostenere.
