Nel tardo pomeriggio è tornato nella sua Burcei, accolto da una chiesa, la parrocchia di Santa Maria, gremita. Monsignor Gianfranco Zuncheddu, accompagnato dal fratello don Gigi Zuncheddu, ha concelebrato con il parroco, don Cristian Pisu, la messa in occasione dei suoi 60 anni di sacerdozio. Per il monsignore di Burcei e per i fedeli è stata davvero una bella festa: don Zuncheddu, 85 anni, attualmente svolge la sua attività sacerdotale a Seuni, frazione di Selegas, in Trexenta, dove domenica alle 18.30 celebrerà la sua seconda messa a 60 anni dalla consacrazione. Questo pomeriggio sono arrivate anche le nobilissime parole di augurio dell'arcivescovo Giuseppe Baturi. È stata, insomma, una celebrazione all'insegna della grande emozione.

Tra i banchi della parrocchia di Santa Maria di Montserrat c'erano anche suoi vecchi parrocchiani, arrivati da Elmas e Quartucciu. Da Settimo sono arrivati i familiari di don Giovanni Locci, suo amico, 95enne, che di anni da sacerdote ne ha già vissuti 66. Monsignor Zuncheddu, emozionatissimo, felice e con una memoria ancora lucidissima, ha riconosciuto tutti dall'altare, ringraziando gli ospiti per la presenza. Un grazie, ovviamente, anche ai compaesani, ricordandone anche qualcuno per nome. Tutti invitati domenica a Seuni. Monsignor Zuncheddu ha concelebrato la messa con il fratello don Gigi e con il parroco di Burcei, don Cristian Pisu. E al termine del rito l'anziano sacerdote ha detto che, in questa bella ricorrenza, non poteva mancare. Aveva desiderio della sua gente, della «sua chiesa di Santa Maria».

«Qui - ha detto l'anziano presule - sono stato battezzato, ho iniziato a fare il chierichetto a quattro anni. Da Burcei sono andato via a 11 anni. A 25 sono diventato sacerdote...».

E giù gli applausi dai banchi della chiesa, con il coro di Burcei a regalare un vero concerto di preghiere dalla parte più alta del tempio. Qualche lacrima è scesa dagli occhi del monsignore di Burcei, ma anche di tanti fedeli stretti attorno al vecchio, ma ancora arzillo sacerdote, abilissimo anche a esprimersi nella limba nobile dei nonni e dei pastori del monte Serpeddì.

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