«Ascensore guasto, viviamo in una baracca»: a Sestu l’odissea di Vittorio e Ignazia
Legati da sessant’anni, sono stati costretti a trasferirsi in campagna nonostante paghino l’affitto ad AreaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un sogno chiamato casa. È così la vita di Vittorio Piroi, 84 anni, e Ignazia Addari, 89. O meglio, la casa loro l’avrebbero. Ma si tratta di un appartamento al sesto piano di una palazzina popolare, in via Emilio Lussu, a cui loro non possono accedere, perché l’ascensore è guasto. Così, la loro dimora è in campagna. Se la sono costruita da soli, quattro mura protette, si fa per dire, dall’eternit. Ma abitarci sta diventando impossibile.
La baracca
«Ci siamo trasferiti da un paio d’anni, l’ascensore è guasto da almeno sette. Qui piove dentro, la casa poggia direttamente sul terreno, a volte le mattonelle si spaccano, così sfioriamo la terra», racconta Vittorio. Lui e Ignazia sono legati da sessant’anni, una storia d’amore meravigliosa, tra difficoltà che affrontano con ironia: «Il segreto di stare insieme è solo ascoltarsi e capirsi», dice dolcemente e timidamente Ignazia. «Abbiamo sempre lavorato», continua Vittorio; «io ho fatto l’autotrasportatore, ho costruito casse, fabbricato buste, mille esperienze, come mia moglie che ha fatto servitù e tanto altro». Anche la casa l’hanno costruita da soli, su un terreno di loro proprietà. Una dimora autosufficiente, con deposito per l’acqua e pannelli solari; poi soggiorno, bagno, camera da letto, con mobili recuperati tra l’usato, o tra i rifiuti; i piatti, per mancanza di spazio, li lavano fuori. Ma se qui contassero solo la cura e l’impegno messi, sarebbe una reggia.
Il paradosso
«Noi paghiamo sempre l’affitto della casa popolare», dice arrabbiato Vittorio, «ma ci sono quei maledetti 240 gradini che non possiamo più fare». L’altra strada è costruire in questo terreno una casetta, qualcosa di meglio della baracca attuale. «Sono stato tante volte in Comune, mi dicono che lo spazio del mio terreno non è sufficiente, secondo la legge. Ho speso i soldi del mio funerale per comprare del terreno in più, ma purtroppo non basta ancora», dice Vittorio, scuotendo la testa. Eppure lui e Ignazia non perdono la voglia di lottare.
Al loro fianco
In prima linea tra chi li segue c’è anche il consigliere regionale Michele Cossa, già sindaco di Sestu: «È da anni che denuncio la situazione», spiega lui, «ma ho sempre trovato un muro di gomma. Adesso però non si può più aspettare: costringere due persone anziane a vivere in condizioni del genere è contrario al senso di umanità e non è degno di un paese civile. È una situazione che richiede atti indifferibili e urgenti, e va risolta prima che arrivino le piogge e le temperature diventino rigide. Ne va della salute di queste persone».
La sindaca
Pure in Comune la situazione è nota: «Noi siamo a disposizione», garantisce la sindaca Paola Secci, «pure per dare loro una mano, se occorre anche attraverso i nostri servizi sociali. Sicuramente sono persone gentili che si meriterebbero risposte solerti e puntuali anche da Area». Infatti la situazione sarebbe già nota pure all’Ente delle case popolari, impegnatissimo tra grandi difficoltà nella manutenzione delle sue moltissime palazzine. Negli ultimi mesi sono stati finalizzati gli appalti di una serie di lavori anche nelle case popolari di Sestu. Poco lontano dalla palazzina dove abitavano Vittorio e Ignazia ce n’è un’altra, in via Laconi, dove l’ascensore in oltre quarant’anni non ha mai funzionato, con conseguente grande disagio per gli inquilini, quasi tutti disabili e anziani. «Noi da qui ce ne vogliamo andare», dicono Vittorio e Ignazia, «faremo tutto ciò che è necessario».