Più incendi e più ettari in cenere ma nel 2026 meno boschi bruciati
I dati della Forestale sui roghi in Sardegna aggiornati al 15 luglio: «Il caldo e il vento non scatenano il fuoco: lo alimentano ma spesso dietro c’è la mano dell’uomo»Incendio a Carbonia (Foto: Fabio Murru)
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Più incendi (1.185 contro 1.076). Una superficie percorsa dal fuoco al di sopra della media degli ultimi 10 anni (5.718 ettari, +25%). Ma meno boschi distrutti dalle fiamme: 212 ettari contro i 709 ettari registrati nel 2025 nello stesso periodo.
È il bilancio aggiornato al 15 luglio – quindi assolutamente provvisorio – della campagna antincendi regionale per il 2026.
C'è un dato, sottolineano dalla Regione, che merita di essere ricordato ogni volta che si parla di incendi boschivi. Le alte temperature, il vento e la siccità possono rendere più rapida e devastante la propagazione del fuoco, ma non lo innescano. A provocare gli incendi, nella stragrande maggioranza dei casi, è l'azione dell'uomo. È questa la conclusione cui giungono, con impressionante continuità da decenni, le indagini del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.
Negli ultimi cinque anni il Corpo forestale ha ricondotto centinaia di incendi a comportamenti colposi e dolosi. Tra le principali cause colpose figurano l'utilizzo imprudente di apparecchi meccanici, elettrici o a fiamma, gli abbruciamenti abusivi di stoppie, la mancata bonifica dei fuochi accesi nelle campagne, la carente manutenzione degli elettrodotti e altre gravi forme di negligenza.
Ancora più significativo è il quadro delle cause dolose, che restituisce l'immagine di un fenomeno criminale tutt'altro che occasionale. Le indagini documentano incendi appiccati per conflitti tra privati, controversie legate al pascolo, piromania, intimidazioni, ritorsioni e altri interessi illeciti. A questi si aggiunge un numero ancora consistente di incendi certamente dolosi per i quali non è stato possibile individuare il movente specifico, a conferma della complessità investigativa del fenomeno.
«Ogni estate si parla, giustamente, di ondate di calore, vento e siccità. Ma non dobbiamo mai dimenticare una verità fondamentale», afferma l'assessora all'Ambiente, Rosanna Laconi, «il caldo non provoca gli incendi. Il vento non li provoca. La siccità non li provoca. Questi fattori possono renderli più rapidi nella propagazione, più estesi e più difficili da spegnere, ma non ne sono la causa. Nella quasi totalità dei casi gli incendi hanno origine da un comportamento umano, doloso o gravemente imprudente. È questa la vera emergenza sulla quale dobbiamo continuare a concentrare ogni sforzo, attraverso la prevenzione, i controlli e la diffusione della cultura della responsabilità».
Il comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Gianluca Cocco, evidenzia come l'attività investigativa rappresenti uno dei pilastri della strategia regionale di prevenzione e contrasto agli incendi boschivi. «Ogni incendio viene affrontato come una scena del crimine. L'attività investigativa del Corpo forestale non è finalizzata soltanto all'individuazione dei responsabili, ma costituisce uno strumento fondamentale per comprendere il fenomeno, analizzarne le cause e orientare con sempre maggiore efficacia le strategie di prevenzione, vigilanza e controllo del territorio. È grazie a questo patrimonio di conoscenze, costruito in decenni di indagini, che oggi possiamo affermare con certezza che gli incendi boschivi in Sardegna non sono un evento naturale, ma, nella quasi totalità dei casi, la conseguenza di un comportamento umano».
(Unioneonline/E.Fr.)
