Uras, gli ex assessori: «Ecco come si è giunti al commissariamento»
Gli ex esponenti della giunta ripercorrono le vicende che hanno portato alla caduta dell’amministrazione comunalePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un braccio di ferro iniziato lo scorso settembre che ora però vogliono spiegare. Gli ex assessori del Comune di Uras (Piras, Schirru, Cera e Porru), tutti dimissionari, ripercorrono le vicende che hanno portato alla crisi dell’amministrazione dopo che il Consiglio di Stato ha ordinato lo scioglimento del Consiglio. Un modo per far capire ai cittadini cosa esattamente è accaduto in questi mesi.
«Il 1 luglio 2022, la Giunta nominata dal sindaco Samuele Fenu si era insediata con un mandato popolare solido, rappresentata dal 76,02% delle preferenze espresse dai cittadini per la lista degli otto eletti, - spiegano in una nota - ma dopo circa due anni e mezzo, nonostante il lavoro proficuo svolto da noi componenti della Giunta, il sindaco ha optato per una revoca unilaterale degli incarichi, notificata tramite messo comunale con motivazioni assolutamente infondate e sconcertanti».
«A pesare maggiormente – proseguono gli ex assessori – è stato il successivo isolamento politico. Noi ex assessori, pur restando tra le fila della maggioranza in qualità di consiglieri, abbiamo tentato invano di aprire un canale di comunicazione con il primo cittadino. Quest’ultimo, anziché agire come figura di coesione per il gruppo, ha scelto la strada del silenzio, escludendo sistematicamente i suoi ex collaboratori da ogni comunicazione riguardante i progetti amministrativi. Si aveva conoscenza delle poche iniziative della Giunta dalle convocazioni dei Consigli Comunali. Nonostante ciò non abbiamo fatto mancare il nostro consenso alle proposte presentate in Consiglio».
La frattura si è poi aggravata nel giugno successivo. «In seguito alle dimissioni dell’assessore Elena Caddeo per contrasti con il sindaco e gli altri assessori, il sindaco ha proceduto, per rispettare le quote rosa obbligatorie, alla nomina di un assessore tecnico esterno, dopo aver cercato invano la figura mancante tra gli esponenti della minoranza ignorando completamente il fatto che aveva in lista una figura femminile - dicono ancora - Il 18 luglio 2025 anche il vicesindaco e assessore è stato destituito. Questo rimpasto aveva portato l’amministrazione, formata ormai da soli sei consiglieri, quattro di maggioranza appoggiati da due di minoranza, ad una giunta che operava con una base di consenso elettorale scesa drasticamente al 15,50%. Dopo nove mesi e tanti inutili sforzi per trovare un punto d’incontro per il bene del paese, e le richieste di parte della minoranza, si giunge il 30 settembre alla dimissione di 7 consiglieri su 12. Sebbene la normativa, articolo 141 del Tuel preveda, in questi casi, lo scioglimento immediato del Consiglio, il sindaco ha proceduto alla convocazione di un consiglio comunale per la surroga di un consigliere, delibera di surroga contestata come illegittima dai consiglieri dimissionari e così confermata dalla sentenza del Consiglio di Stato del 12 maggio scorso. La conseguenza diretta – prosegue la nota – è un commissariamento prolungato per oltre un anno e, benché il Commissario Straordinario sostituisca integralmente gli organi di governo decaduti, ovvero il Consiglio comunale, la Giunta e il Sindaco con i poteri che si estendono, pertanto, a tutti gli atti di gestione dell’ente, siano essi di ordinaria o di straordinaria amministrazione sarebbe stato preferibile che la comunità potesse andare al voto nel prossimo giugno 2026».
«Le scelte del sindaco - concludono gli ex assessori - hanno innescato una battaglia legale le cui spese per sindaco e amministrazione, diversamente da quelle sostenute privatamente dai ricorrenti, gravano sulle casse comunali».
