«Non solo non ci fanno pescare, ma nemmeno ci danno una mano con i ristori. Questo significa far morire il nostro settore».

Anche a Santa Giusta, il paese delle anguille, dove persino davanti al Comune c’è un’enorme rappresentazione, si può pescare questa specie solo dal primo luglio al 31 dicembre.

O meglio, solo in questo periodo si possono usare i bertivelli, che servono anche per pescare granchi, sogliole, piccoli gamberetti e spigole. Ecco perché Emanuele Cossu, il presidente del Consorzio pesca di Santa Giusta, alza la voce a pochi giorni dalla chiusura della pesca dell'anguilla: «Abbiamo chiesto più volte alla Regione di allungare il periodo di pesca, ma senza successo. Vedere le anguille che dal nostro stagno finiscono in mare è una cosa che ci addolora. La Regione deve dirci cosa dobbiamo fare per andare avanti. Si tratta di un decreto sbagliato che va modificato subito, perché stiamo perdendo tanti soldi. Chiediamo di poter pescare per più mesi all'anno».

Marco Pili, vicepresidente del Consorzio Pesca, ha trattato l'argomento più volte in Regione con l'assessorato all'Agricoltura: «Hanno sempre ascoltato le nostre richieste e basta. Eppure, dovrebbero sapere che l’anguilla è più presente quando le condizioni meteo sono avverse. Quando fa caldo, invece, l’attrezzatura viene danneggiata dalle specie aliene, come i granchi blu, per esempio. È ora di sedersi a un tavolo e cambiare la norma. Così facendo non solo fanno morire il settore, ma di certo non convincono i giovani a intraprendere questo mestiere». Oltre al danno, la beffa: «Noi rispettiamo le regole, mentre i pescatori di frodo si portano a casa chili e chili di anguille. Per venderle poi porta a porta. Chiederemo ora l’ennesimo incontro in Regione». 

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