Cuglieri fuori dai comuni montani? Potrebbe essere questo il destino del borgo montiferrino, se il decreto del ministro per gli affari regionali Roberto Calderoli passasse come legge. La modifica è sostanziale e cambia i requisiti per essere riconosciuti come comuni di montagna: occorre possedere almeno il 20% della superficie del territorio oltre i 600 metri e almeno il  25%  della  superficie  del  territorio  comunale  con   pendenza superiore al 20%.

Senza questi ci sarebbe il mancato accesso ai fondi nazionali per la montagna, il taglio dell’applicazione di misure fiscali agevolative, il cambio della programmazione di interventi infrastrutturali e sociali; e verrebbe indebolita pure la possibilità di beneficiare di specifiche politiche di sviluppo. Tra i 75 paesi sardi tagliati per ora rientra anche Cuglieri.

Un vero e proprio attacco alla specificità del comune montiferrino, per cui la sua montagna è sempre stata centro vitale, da cui ha tratto sostentamento. L’economia e la vita quotidiana si sono costruite attorno alle risorse montane. Sarebbe un colpo all’economia agricola e montana cuglieritana, il pagamento dell’IMU sui terreni e capannoni agricoli significherebbe perdita di risorse importanti per la difesa del suolo e per l’assetto idrogeologico, per la difesa dagli incendi, meno diritti sulle politiche scolastiche e sulla sanità.

Però c’è uno spiraglio. Ancora si tratta di un disegno di legge, per cui c’è possibilità di rivedere i parametri. L’amministrazione comunale guidata da Andrea Loche si è attivata immediatamente per difendere in tutte le sedi istituzionali lo status, perché Cuglieri storicamente presenta caratteristiche territoriali e socio-economiche dei comuni montani: «Stiamo valutando ogni iniziativa utile, da intraprendere nelle sedi competenti, per richiedere la revisione della classificazione; sollecitare eventualmente il riconoscimento di forme alternative di tutela come aree interne, territori svantaggiati, quindi tutelare gli interessi della comunità e garantire adeguate opportunità di sviluppo. La cittadinanza sarà tempestivamente informata sugli sviluppi della questione e sulle azioni intraprese».

Per Gianni Tumbarinu, ingegnere che vive, lavora e progetta a Cuglieri una mazzata pesante: «Se così fosse colpirebbe ancora più duramente le mani che lavorano la nostra terra, la terra dei nostri agricoltori e dei coltivatori, che con il loro lavoro tengono in vita questi versanti. Senza risorse, senza servizi, senza dignità per chi produce in montagna, queste valli diventeranno deserti di pietra».

© Riproduzione riservata