Oristano “Città del vino”: il Comune aderisce alla rete nazionale
L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la promozione della Vernaccia Doc e sviluppare il settore dell’enoturismoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Oristano entra ufficialmente nell’Associazione nazionale Città del Vino. Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’adesione alla rete che riunisce i comuni italiani a vocazione vitivinicola, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la promozione della Vernaccia Doc e sviluppare il settore dell’enoturismo.
Presentando la proposta in aula, l’assessora alle Attività produttive Valentina de Seneen ha definito l’ingresso nella rete nazionale «un passaggio politico e amministrativo di fondamentale importanza, non un semplice adempimento formale, ma una scelta strategica e d’identità». L’obiettivo, ha spiegato, è «inserire ufficialmente Oristano nella più autorevole rete italiana dei Comuni a spiccata vocazione vitivinicola», consolidando l’immagine della città come «la vera e indiscussa “Città della Vernaccia”».
Secondo l’assessora, l’adesione permetterà di creare una rete stabile con il Consorzio di tutela e con le cantine del territorio, entrando nei circuiti dell’enoturismo esperienziale e della promozione nazionale. Tra i vantaggi indicati in aula anche «lo sviluppo enoturistico, ospitare grandi eventi, la promozione delle cantine, il supporto tecnico e la programmazione a lungo termine».
Nel dibattito non sono però mancate le perplessità dell’opposizione. Umberto Marcoli ha ricordato che «la gran parte dei terreni coltivati a vernaccia si trovano a Riola, Baratili, Solarussa e Siamaggiore», accusando il capoluogo di limitarsi ai simboli senza costruire una strategia concreta. «Oltre a un cartello che indica che siamo città della ceramica, città dell’olio, città del vino, non c’è niente», ha attaccato il consigliere di Alternativa sarda e democratica. «Siamo una città che si accontenta del nulla».
Dubbi condivisi anche da Maria Obinu, che ha chiesto quali risultati concreti abbia prodotto l’adesione alle Città dell’Olio: «Ho paura che questa Città del Vino si traduca nel terzo cartello agli ingressi della città insieme a quelli della Ceramica e dell’Olio».
