Cagliari, manifestazione contro la sanità: ci sono anche i “Passeggini vuoti” oristanesi
Le famiglie: «l nostri figli senza pediatra hanno bisogno di risposte. Adesso»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non si tratta di un'installazione, ma del grido d'allarme delle famiglie della provincia di Oristano che oggi si sono riunite per denunciare una crisi sanitaria senza precedenti: la cronica carenza di pediatri di libera scelta, un'emergenza che sta trasformando l'isola in un "deserto di servizi".
Questa mattina, in occasione della grande protesta contro la sanità sarda a Cagliari, tantissimi genitori con passeggini vuoti sono arrivati dall'Oristanese. Hanno voluto ripetere la stessa azione del nove dicembre scorso, quando era stata invasa la piccola piazza di Baratili.
Il simbolo della mobilitazione è chiaro anche questa volta: ogni passeggino vuoto rappresenta un bambino a cui viene negato il diritto fondamentale alla salute e una famiglia abbandonata dalle istituzioni.
"Siamo qui perché questi passeggini sono vuoti, non per scelta, ma per assenza di Stato", dichiara Alessio Fanari del comitato Passeggini Vuoti, "ogni volta che un bambino ha la febbre nelle nostre aree interne, inizia un'odissea: o si intasa il pronto soccorso per una banale influenza o si è costretti a percorrere decine di chilometri per pagare 100 euro a un pediatra in privato. La salute dei nostri figli sta diventando un privilegio per chi può permetterselo”.
Durante la manifestazione, Alessio Fanari ha sollevato con forza la denuncia di una "sanità a due velocità", una discriminazione inaccettabile tra bambini di "serie A", che possono ancora contare su un medico nel proprio comune, e bambini di "serie B", costretti a elemosinare cure o a migrare verso i centri urbani.
La protesta ha evidenziato come la crisi della pediatria sia il motore silenzioso dello spopolamento delle zone interne. "La mobilitazione esige risposte immediate - ha detto Fanari - Non ci fermeremo finché questi passeggini non torneranno a essere il simbolo di una comunità che cresce e non di una che scompare. Il futuro della Sardegna si misura sulla salute
dei suoi figli. E i nostri figli hanno bisogno di risposte. Adesso”.
