Quella del 2025 si conferma un’annata regolare, risparmiata da eventi climatici estremi e positiva non solo per l’elevata qualità, ma "finalmente anche per la quantità”. La Cantina Contini 1898 inaugura l’anno nuovo avviando l’imbottigliamento dei vini bianchi e rosati dell’annata 2025, atto conclusivo della 127a vendemmia della sua storia. Le produzioni registrano un lieve incremento rispetto al 2024, frutto di una stagione stabile che ha permesso una gestione fluida ed efficiente delle fasi di vinificazione e affinamento. «Rispetto agli anni precedenti abbiamo subito meno l’effetto della siccità, motivo per cui la quantità è aumentata – spiega Mauro Contini, responsabile della produzione e vicepresidente della Cantina – Tuttavia, abbiamo scelto di anticipare l'imbottigliamento per ottimizzare i nuovi cicli produttivi ormai consolidati in azienda». Secondo la famiglia Contini, l’annata appena chiusa rafforza la direzione stilistica aziendale. «I bianchi stanno crescendo nei consumi e questo ci conferma che uno stile pulito, coerente con il territorio e riconoscibile viene apprezzato – prosegue Mauro Contini –. Il nostro obiettivo è fare vini che piacciono e che raccontino davvero il Sinis e la Sardegna». Lo scenario economico generale resta tuttavia complesso, segnato da fattori macroeconomici e da un cambiamento strutturale nelle abitudini di spesa. «Il calo dei consumi è reale e diffuso – spiega Andrea Atzori, responsabile commerciale della Cantina per il mercato regionale – ed è legato all’inflazione e all’aumento dei costi lungo tutta la filiera. Il vino, in particolare nella ristorazione, sta diventando meno accessibile per il ceto medio a causa dei ricarichi che lo rendono spesso una scelta onerosa». In questo contesto, la Grande Distribuzione continua a tenere, pur con logiche sempre più selettive. «La sfida – conclude Atzori – è restare coerenti, difendere identità e qualità senza perdere contatto con il mercato reale. Oggi più che mai servono vini leggibili, affidabili e con un posizionamento chiaro». Una direzione che il 2026 sembra voler seguire: meno estremi, più equilibrio e una produzione che guarda al futuro con la consapevolezza che il vino deve tornare a essere parte della quotidianità, e non un bene esclusivo.

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