Riccardo Ferrarelli morto a Nuoro, l’accusa: «Per i medici di base carichi di lavoro insostenibili»
Il Sindacato Medici Italiani della Sardegna interviene sulla tragedia dei giorni scorsi: «Ora è il tempo del lutto, ma deve arrivare quello delle risposte»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Oggi «è il tempo del lutto», ma deve arrivare quello «delle risposte». Risposte per risolvere il problema di un carico lavorativo diventato «insostenibile».
Il Sindacato Medici Italiani (Smi) della Sardegna esprime «dolore e sgomento» per la tragica scomparsa di Riccardo Ferrarelli, medico di base di 38 anni di Nuoro. «Il secondo medico di medicina generale che perdiamo in pochi mesi», ricorda lo Smi, riferendosi a Maddalena Carta, 38 anni anche lei, che aveva trascurato un malessere per continuare a curare i pazienti di Dorgali, la città in cui prestava servizio.
«Due giovani professionisti, due vite spezzate, due colleghi che ogni giorno svolgevano con dedizione l’oneroso compito di prendersi cura di una grossa fetta della collettività. Ancora una volta il nostro primo pensiero va alla famiglia, agli amici. Questo è il tempo del lutto, del silenzio e del cordoglio», si legge nella nota dello Smi sardo.
Un episodio che «induce alla riflessione sulle condizioni in cui oggi operano i medici di medicina generale, considerando che il carico lavorativo potrebbe aver contribuito a comprometterne le condizioni di salute fisica e psichica». I carichi di lavoro per i medici di base sono diventati «insostenibili», con «carichi assistenziali crescenti, carenza di personale, burocrazia opprimente, responsabilità sempre più estese e una cronica mancanza di supporti organizzativi».
Per questo, finito il tempo del lutto, deve arrivare quello delle «risposte». Anche «sulle conseguenze organizzative e sulla carenza assistenziale che questa perdita comporta». Riccardo Ferrarelli gestiva 1.800 pazienti.
(Unioneonline)
