Martedì prossimo si aprirà a Sassari, davanti alla Corte d’Assise, il processo sul delitto di Conca Entosa. 

Emanuele Ragnedda, 42 anni, di Arzachena, è chiamato davanti ai giudici per rispondere dei reati di omicidio volontario aggravato da crudeltà, motivi abbietti e sevizie, occultamento di cadavere, calunnia e cessione di cocaina. La pm Noemi Mancini accusa l’imprenditore arzachenese di avere ucciso Cinzia Pinna con tre colpi di pistola. I fatti risalgono al 12 settembre del 2025 e sono avvenuti a Conca Entosa, la tenuta di Ragnedda (noto per la produzione del vermentino più costoso del mondo) nelle campagne di Palau. 

Le liste testi delle parti sono state già depositate e, stando a indiscrezioni, contengono elementi che danno nuova luce ad alcune circostanze collegate al delitto. Ad esempio il presunto depistaggio attribuito ad Emanuele Ragnedda durante le ricerche di Cinzia Pinna, data per scomparsa e invece già uccisa.

Stando a indiscrezioni, i legali di parte civile, gli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu, hanno indicato tra i testi proprio le persone con le quali parlò Ragnedda quando Cinzia Pinna veniva cercata in tutta l’Isola (dal 12 settembre 2025 e sino alla “confessione" dell’indagato). La donna era stata già uccisa e l’imprenditore avrebbe “depistato” le ricerche. 

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Altro elemento sul quale insistono pm e parti civili è la fragilità fisica e psicologica della vittima, alla quale, invece che aiuto, venne data cocaina. La Procura avrebbe indicato come testimoni anche alcune amiche e la ex compagna dell’imprenditore, Rosa Maria Elvo. 

Ragnedda, difeso dai penalisti Luca Montella e Gabriele Satta, sostiene di avere sparato per difendersi, dopo avere subito una aggressione ed essere stato lui stesso ferito con un coltello. Tra i testi indicati dalla difesa ci sarebbero alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno conosciuto e frequentato l’imprenditore di Arzachena. 

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