Si è concluso stamattina a Iglesias, davanti alla farmacia di via Torino, il tour di mobilitazione dei farmacisti dipendenti promosso in Sardegna da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTuCS. I lavoratori hanno organizzato un presidio e distribuito depliant ai cittadini di passaggio, illustrando le ragioni della protesta che, dal 2 novembre, ha attraversato diverse città dell’Isola, da Cagliari a Sassari, Olbia, Nuoro, Oristano, Carbonia e infine Iglesias.

Al centro della vertenza c’è il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto da circa due anni, e la richiesta di un adeguamento salariale che recuperi l’inflazione. Nel mirino anche le condizioni di lavoro e le nuove responsabilità legate alla farmacia dei servizi, tra vaccinazioni, analisi ed elettrocardiogrammi, spesso senza adeguate tutele economiche e assicurative.

«Stanno bene i proprietari delle farmacie, ma i dipendenti hanno redditi inferiori a quelli di molti altri lavoratori del commercio. - Denuncia Monica Porcedda, segretaria generale regionale Fisascat Cisl - Chiediamo che questi lavoratori vedano riconosciute la propria dignità e professionalità».

Una situazione che in Sardegna presenta ulteriori criticità: Davide Alberghina, delegato regionale Fisascat Cisl e farmacista dipendente, denuncia l'assenza di contrattazione di secondo livello, buoni pasto e indennità per il camice. «Lavoro 40 ore alla settimana e percepisco 1.650 euro», racconta Aberghina. E aggiunge: «Con due bambini piccoli e un mutuo, non riesco ad arrivare a fine mese».

La vertenza era approdata anche sui tavoli regionali. «I rappresentanti dei lavoratori erano stati ricevuti dal presidente del Consiglio regionale Piero Comandini e avevano incontrato l'Assessorato della Sanità, nella speranza di ottenere un sostegno. - Riferisce Alberghina - Ci avevano promesso che sarebbero venuti incontro alle nostre richieste, ma questo non è più accaduto».

Per Samuele Piga, referente della Uil TuCS, la mobilitazione serve anche a difendere il valore della professione: «Bisogna tutelare e valorizzare la figura del farmacista. Serve un contratto dignitoso, che riconosca gli anni di studio, la preparazione e le responsabilità di chi lavora dietro il banco».

L'obiettivo dei sindacati resta riportare Federfarma al tavolo delle trattative e ottenere risposte concrete per una categoria che rappresenta un presidio sanitario fondamentale per le comunità. In caso contrario, Alberghina avverte: «Tutti hanno bisogno di farmacisti e nessuno ne trova. Però non capiscono che nessun giovane vuole fare il farmacista perché non è remunerativamente conveniente».

 

Maurizio Liscia

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