È stato un intellettuale che ha rivolto il suo sguardo a ricerca storica, giornalismo, al mondo della Chiesa, alla politica, all’impegno civile. Bruno Terlizzo, morto all’età di 88 anni, aveva molteplici interessi e campi di azione.

Era nato nel Lazio a Littoria, oggi Latina, ma la Sardegna negli anni era diventata il luogo del cuore. Ha insegnato Filosofia al liceo Siotto. Era convinto, nel solco dell’insegnamento di don Milani che «la povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo. Si misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale. La distinzione in classi sociali non si può dunque fare sull’imponibile catastale, ma su valori culturali». Credeva in questi valori su cui ha riflettuto in occasioni di incontri pubblici e articoli per giornali e riviste.

Sulle colonne de L’Unione Sarda, per tanti anni, con articoli sempre puntuali, si è soffermato su questioni religiose e su aspetti che riguardavano il cammino della chiesa sarda con occhio attento e spesso critico.

È stato uno dei fondatori dell’Istituto Gramsci della Sardegna nel 1990. Le parole di Gramsci sono state per lui un punto di riferimento: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».

Non è stato solo uomo di pensiero. Consigliere comunale a Cagliari eletto nelle file del Partito comunista alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, è riuscito a far convergere e dialogare il solidarismo di matrice cattolica con quello della tradizione comunista. Amava il confronto senza dogmatismi, convinto che, solo costruendo ponti di dialogo, si potessero affrontare in modo efficace le emergenze sociali ed economiche della comunità.

© Riproduzione riservata