Il disagio degli adolescenti non può essere affrontato lasciando sole le famiglie. È questo il messaggio emerso con forza dal convegno “Adolescenti fragili: la solitudine delle famiglie”, promosso dall’associazione Epoché e ospitato mercoledì dalla Fondazione di Sardegna, a Cagliari.

Un appuntamento molto partecipato, sia in presenza sia attraverso la diretta streaming, che ha messo attorno allo stesso tavolo operatori sanitari, scuola, servizi sociali e rappresentanti delle istituzioni. Obiettivo: ragionare sulle difficoltà che attraversano oggi il mondo dell’adolescenza e sulla necessità di costruire strumenti di prevenzione e intervento più efficaci.

Ad aprire i lavori è stata Caterina Deidda, presidente dell’associazione Epoché, che ha richiamato i cambiamenti profondi che stanno interessando ragazzi e famiglie. «Non possiamo continuare a dare risposte vecchie a bisogni nuovi», ha sottolineato, indicando come priorità la capacità di intervenire prima che una situazione di fragilità si trasformi in sofferenza profonda o in emergenza.

Una sfida che, secondo Epoché, riguarda non soltanto i servizi sanitari, ma l'intera comunità. Scuola, istituzioni, servizi sociali e famiglie devono poter contare su una rete in grado di comunicare e intervenire tempestivamente. «L’educazione deve tornare a essere una responsabilità collettiva», è stato il richiamo arrivato durante l’incontro.

Particolarmente intenso anche il momento dedicato a “Restare” di Martina Marras, presentato da Michela Calledda. La testimonianza ha rappresentato uno dei passaggi più significativi della giornata, portando al centro del confronto l’esperienza concreta di chi vive direttamente le difficoltà legate al disagio adolescenziale.

Numerosa la presenza delle istituzioni. Sono intervenuti per i saluti Micaela Morelli, vicepresidente della Fondazione di Sardegna; Giuseppe Meloni, vicepresidente della Regione Sardegna e assessore della Programmazione e del Bilancio; Giulia Andreozzi, assessora alla Pubblica Istruzione del Comune di Cagliari, e Rosanna Mura, difensora civica regionale.

Il confronto è quindi entrato nel merito delle criticità e delle possibili risposte, con gli interventi di Alessandro Coni, direttore sanitario della Asl 8 e direttore del Dipartimento di Salute mentale di Cagliari; Silvio Maggetti, neuropsichiatra infantile; Lorena Cordeddu, dirigente dei Servizi sociali del Comune di Quartu; Roberto Scema, dirigente dell’Istituto comprensivo di Villamar; Alessandro Montisci, psichiatra ASARP; Carla Fundoni, presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali del Consiglio regionale della Sardegna, e Daniela Falconi, presidente di Anci Sardegna.

Dai diversi interventi è emersa una considerazione comune: una rete efficace non può dipendere esclusivamente dalla sensibilità o dalla disponibilità del singolo operatore. Occorre trasformare la collaborazione tra servizi in un sistema strutturato, capace di mettere in comunicazione competenze e professionalità e, soprattutto, di accompagnare ragazzi e famiglie prima che le situazioni diventino critiche.

«Non possiamo chiedere alle famiglie di trovare da sole la strada tra servizi, competenze e istituzioni proprio quando sono più fragili», ha ribadito Deidda. Da qui la necessità, secondo Epoché, di investire nella prevenzione e di costruire una rete che non esista soltanto sulla carta, ma che sia concretamente accessibile alle persone.

A chiudere i lavori è stata Anna Cau, garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Sardegna, che ha ripreso i principali temi emersi nel corso del confronto e richiamato l’importanza di dare continuità al dialogo tra istituzioni, professionisti e famiglie.

Il convegno ha così acceso i riflettori su una questione che riguarda sempre più da vicino la comunità: il disagio adolescenziale non può essere considerato soltanto un problema privato delle famiglie. Per l’associazione Epoché, l’incontro di Cagliari rappresenta quindi non un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso che punta a rafforzare la prevenzione e a costruire risposte capaci di non lasciare soli né i ragazzi né chi si prende cura di loro.

 

© Riproduzione riservata