Cagliari, 52enne condannato per gli abusi sulla figliastra
Secondo la Procura l’uomo chiedeva dei massaggi che poi si trasformavano in altroPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
I massaggi nascondevano (pare) qualcosa di diverso, le gentilezze coprivano intenzioni morbose rivolte a una parente acquisita (figlia della propria fidanzata) che, tra l’altro, era ancora minorenne.
Atteggiamenti che risalirebbero a un periodo lungo circa sei mesi, dall’agosto 2019 al febbraio 2020, e che ieri in Tribunale sono costati al protagonista la condanna per gli episodi di violenza sessuale denunciati agli investigatori dalla stessa vittima. Accuse negate con forza dall’imputato e dai suoi avvocati Fausto Argiolas e Claudia Delvecchio ma giudicate credibili dal collegio che, alla fine, ha inflitto all’uomo 6 anni e sei mesi di reclusione accogliendo nella sostanza la ricostruzione del pubblico ministero Enrico Lussu e riconoscendo anche 15mila euro di provvisionale a favore della parte civile, rappresentata dal legale Sebastiano Desogus.
I difensori a fine udienza hanno preannunciato il ricorso in Appello, convinti che quanto contestato al loro assistito (del quale il giornale non pubblica le generalità a tutela della parte offesa) sarà smentito in secondo grado.
L’accusa
Al momento però resta valida la tesi della Procura, convinta che il 52enne a processo abbia costretto la ragazza in più occasioni («almeno tre o quattro volte alla settimana») a subire «atti sessuali» contro la sua volontà. Comportamenti ancora più gravi per la minore età della vittima e per la «rilevante» differenza tra i suoi 17 anni e quelli dell’imputato. Secondo quanto sostenuto dalla figliastra nella denuncia presentata assieme al suo fidanzato alla caserma dei Carabinieri di Monserrato, l’uomo, con la scusa di ricevere dei massaggi, si spogliava completamente, andando poi ben oltre i limiti consentiti e allungando anche le mani su di lei. Non di rado la ricompensava con somme tra i 5 e i dieci euro, a volte arrivava a sborsarne anche 50 nel caso lo accontentasse in ogni richiesta. Non c’era mai stato un rapporto completo.
La difesa
Versione respinta dal diretto interessato ma anche dalla compagna, nonché madre della vittima, la quale ha sostenuto davanti ai giudici di non aver mai visto alcunché di tutto ciò nonostante, secondo il racconto della figlia, gli episodi avvenissero in casa. Il compagno, col quale il rapporto sentimentale dura tutt’ora, era molto presente e attento alle esigenze della ragazza. Ma l’esito del dibattimento è stato diverso.
An. M.
