A Cagliari quasi 1.600 minori vivono in aree fragili: aumentano povertà e dispersione scolastica
Save the Children, cinque le cosiddette ADU individuate nel capoluogo: zone in cui quasi una famiglia su 2 vive in povertà e quasi un ragazzo su 5 ha abbandonato la scuola(Ansa)
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A Cagliari quasi 1.600 minori, (1.588 per la precisione) vivono in aree di disagio socioeconomico urbano. Il dato emerge della ricerca “I luoghi che contano”, pubblicata oggi da Save the Children.
Nascere e crescere in un quartiere piuttosto che in un altro fa la differenza: bambini e adolescenti che vivono nelle aree vulnerabili sono maggiormente esposti al rischio di povertà e dispersione scolastica e hanno meno opportunità di accesso a servizi ricreativi e spazi verdi. Il che impatta sulle possibilità di futuro dei giovani.
A Cagliari il 9,3% del totale degli 0-17enni residenti in città vive in un’area di disagio socioeconomico urbano (ADU). Nelle aree vulnerabili in generale si fanno più figli, questo dice il dato nazionale. Non a Cagliari, dove la quota di minorenni (10,8%) è lievemente inferiore rispetto alla media del Comune (11,2%). A Cagliari sono cinque le ADU individuate dall’Istat: Is Mirrionis, San Michele, Sant’Avendrace, alcune parti dei quartieri di Stampace e della Marina.
In queste aree il 42,2% delle famiglie vive in povertà relativa (+20,1% rispetto alla media comunale). Quasi uno studente su 5 (il 18,9%) ha abbandonato la scuola, quasi il doppio rispetto alla media comunale del 9,7%. Ancora, il 21,9% di chi frequenta l'ultimo anno delle medie è a rischio dispersione implicita (11,8 punti percentuali in più della media del comune del 10,1%); oltre un terzo dei 15-29enni (34,9%) non studia e non lavora, rispetto al 21,2% della media del comune (+13,7 punti percentuali).
In Italia sono 142mila i bambini e gli adolescenti che vivono nelle periferie fragili delle grandi città: «Spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali. Per questo abbiamo voluto dedicare Impossibile, la Biennale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, al tema delle periferie», ha dichiarato Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children. «È proprio da questi luoghi che occorre partire per ridefinire le priorità politiche, perché un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro. Non sono più rinviabili interventi strutturali capaci di rimuovere gli ostacoli che limitano ingiustamente le opportunità dei minori e di contrastare la povertà educativa».
(Unioneonline/L)
