«Autorità, emozioni e fretta le leve psicologiche dei truffatori Oggi siamo tutti a rischio»
Cristina Cabras, docente di psicologia criminale all’Università di Cagliari: chi mette a segno i raggiri informatici appare credibile, è preparato e conosce le tecniche che spingono le vittime ad abbassare il livello di guardia. Bisogna riflettere, mai farsi influenzare dalla pressioneCristina Cabras
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Poche regole ma precise: fingersi un’autorità per far scattare nella vittima un senso di rispetto, puntare sull’effetto tempo per non lasciare nemmeno un momento di pensiero alla persona finita nella rete del raggiro, creare forti emozioni per stimolare angoscia e paura. Chi truffa si prepara bene non solo se deve agire in presenza ma anche quando utilizza le tecnologie e il Web. E l’aspetto psicologico è predominante.
«Chi organizza i raggiri non fa distinzione», spiega Cristina Cabras, docente di Psicologia criminale e forense all’Università di Cagliari. «Gli studi sul phishing mostrano che la vulnerabilità non dipende dall’ingenuità o spregiudicatezza della vittima, ma dall’interazione tra caratteristiche della persona, situazione e struttura del messaggio di truffa. Le comunicazioni fraudolente imitano molto bene fonti ritenute affidabili, come banche, aziende o istituzioni, e utilizzano segnali capaci di orientare rapidamente la decisione».
Qual è l’identikit tipo del truffatore?
«Non esiste un profilo psicologico unico. La ricerca studia soprattutto le strategie utilizzate: chi commette raggiri cerca di apparire credibile, può impersonare una fonte autorevole o familiare e utilizza informazioni sulla persona per costruire un messaggio plausibile. È quindi più corretto parlare di tecniche di manipolazione studiate ad hoc che di una specifica personalità del truffatore».
Esistono delle tecniche precise per colpire le vittime nell’ambito psicologico e indebolirle davanti a una truffa anche informatica?
«Esistono strategie che sfruttano normali processi di influenza sociale. La letteratura richiama, tra gli altri, i principi di autorità, scarsità, reciprocità e piacere. Alcune tecniche hanno degli effetti psicologici sulle vittime tali da far abbassare il livello di guardia e portare a termine il raggiro. Anche quando si utilizza il digitale».
Alcuni esempi?
«Una delle tecniche maggiormente utilizzate è quella di fingersi un’autorità riconosciuta. Le persone solitamente si fidano delle forze dell’ordine, di aziende note o di personaggi famosi e obbediscono alle richieste. Questo anche quando si ricevono mail, sms o telefonate. Un messaggio può sembrare provenire dalla banca, da un ente pubblico o da un organismo superiore. L’autorità percepita può funzionare come indizio di credibilità».
I truffatori agiscono rapidamente?
«Questa è un’altra strategia usata: la pressione temporale. Non lasciare alle vittime il tempo necessario per ragionare. C’è, anche quando si utilizzano gli strumenti informatici e digitali. Alcune ricerche dimostrano che quando le persone devono giudicare rapidamente se un'email è autentica o fraudolenta, aumentano gli errori. È coerente con i modelli psicologici dell’elaborazione dell’informazione: con poco tempo utilizziamo più facilmente scorciatoie cognitive invece di analizzare sistematicamente tutti gli elementi del messaggio. L’urgenza può quindi modificare il modo in cui prendiamo la decisione. E poi entra in gioco l'emozione».
Cioè?
«Chi cerca di truffare prova a generare nelle vittime un senso di paura, di preoccupazione. Stimola stati emotivi negativi facendo riferimento, per esempio, a un conto bloccato, un pagamento sospetto o un familiare in difficoltà. Ma possono essere sfruttate anche emozioni positive, come la speranza di un guadagno o di un’opportunità. L’emozione cattura l’attenzione e può lasciare meno risorse cognitive per controllare gli indizi che segnalano l’inganno».
Esistono delle componenti psicologiche che rendono delle persone maggiormente a rischio?
«Esistono fattori associati a una maggiore suscettibilità, ma non un identikit della vittima. Nessuna persona può dire di essere protetta o immune dalle truffe. Abbiamo esempi di raggiri che colpiscono le persone di tutte le età. Il truffatore/truffatrice usa tecniche psicologiche che possono far breccia in chiunque, utilizzando modalità di interazione che abbiamo appreso dall’educazione e sono basate sulla fiducia reciproca».
Quale scudo psicologico può essere utilizzato per respingere gli attacchi?
«Il suggerimento è cercare di riflettere e respingere la pressione temporale e l’emotività negativa che ci viene proposta. Prendiamo tempo, anche se non è sempre facile, ciò permette di passare da una risposta rapida e automatica a una valutazione più riflessiva. E davanti a mail o link con richieste di click ad altri collegamenti, verifichiamo bene perché spesso si possono trovare delle incongruenze o stranezze che ci possono far capire di essere finiti in una trappola. È utile anche confrontarsi con un’altra persona quando sono richiesti denaro o credenziali. La prevenzione consiste nell’avere procedure di verifica proprio quando il messaggio appare più urgente e convincente. Ed evitare così di diventare vittime di una truffa».
Matteo Vercelli
