è un mondo parallelo venato di truffe e frodi che moltiplica le incursioni su telefonini e social media dei sardi. Più 15 per cento delle prime nel 2026, addirittura 20 le altre: un bollettino di guerra. La guerra dei raggiri digitali. «La crescita maggiore è quella del finto trading online: investimenti su finte piattaforme o criptovalute», spiega Francesco Greco, 58 anni, dirigente del centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale, «promettono rendimenti elevati e inducono le vittime a versare sempre più soldi, possono anche intervenire da remoto sul computer del malcapitato. Prima di uscire cancellano le poche tracce e abbiamo maggiori difficoltà a risalire ai truffatori».

Negli uffici di via Simeto, a Cagliari, si tirano le somme di un fenomeno radicato, che colpisce giovani e anziani, ricchi e persone in difficoltà. «Chi cade nella rete non è sempre sprovveduto», avverte Greco, «l’unica difesa è la prudenza».

Il raggiro più diffuso?

«Quello ambientato in un finto mondo del lavoro. Su Tik Tok, Instagram e Telegram propongono di mettere like ai video in cambio di una certa somma. L’obiettivo è carpire i documenti di identità e convincere le vittime ad aprire un conto corrente nel quale versare la “retribuzione”. Se funziona, c’è il salto di qualità: offrono di incassare somme con cui pagare altri e ricevere in cambio una percentuale. Di fatto, le persone coinvolte riciclano denaro sporco senza rendersene conto. Una delle varianti è indirizzare verso l’acquisto di criptovalute. Ovviamente non c’è nessun contratto scritto, solo messaggi sui social».

Quanti recuperano i soldi?

«Accade, qualche volta siamo riusciti a recuperare anche somme importanti».

Le categorie più vulnerabili?

«Tutte. Si pensa agli anziani, ma in realtà le operazioni più delicate per conto loro le fanno spesso i figli e i nipoti».

Le truffe sono organizzate in Sardegna?

«La maggior parte ha la testa in Paesi stranieri, qualcuna in regioni del sud Italia».

L’intelligenza artificiale aiuta i criminali?

«È la pietra angolare dei video fake in cui personaggi famosi sponsorizzano un investimento: “Non ve lo diranno mai, ma questo investimento rende moltissimo, io l’ho provato”. Più sono autorevoli, maggiore è il pericolo. Si trova tutto sui social».

Anche la premier Giorgia Meloni è una vittima: il suo volto sul corpo di un’attrice porno è stato visto da milioni di persone.

«L’abbiamo smascherato noi, a Sassari. Bastano 15 secondi di audio e immagini rubate da una pagina social per ricreare una voce perfettamente cucita sul video. Potrebbe diventare entro breve il raggiro più diffuso».

Come ci si difende?

«La cosa migliore è fare un controllo in rete per scoprire se qualcuno ha già dato l’allarme. Collaboriamo con l’Università di Cagliari che sta creando un software per identificare i video falsi».

Le colpe dei social?

«Le multinazionali intensificano i controlli, ma i truffatori fanno passi da gigante».

Truffe alle aziende?

«Le più comuni sono man in the middle e Ceo fraud. Nel primo caso la casella postale viene “bucata” prima di intercettare una mail che contiene parole chiave tipo Iban, pagamento, fattura. Un software in un lampo sostituisce l’iban con quello del truffatore prima di inviare la mail al destinatario. La vittima paga in buona fede. Il consiglio è utilizzare caselle che offrono standard di sicurezza elevati, anche se spesso non sono gratuite. L’altro raggiro è legato a una figura che si spaccia per il manager di un’azienda chiedendo l’esecuzione di un pagamento».

Il primo passo da fare quando si capisce di essere stati truffati?

«Chiamare la polizia postale per tentare di bloccare i soldi che nel web viaggiano alla velocità della luce. Prima ci si muove, maggiori sono le probabilità di successo».

Quali prove è utile conservare?

«Tutto ciò che consente di ricostruire i fatti».

I limiti delle indagini?

«La giurisdizione nazionale, nonostante attacchi informatici provenienti da ogni parte del mondo. Però ci sono strumenti – la collaborazione tra le forze di polizia europee, per esempio – che aiutano».

L’arma più efficace è diffidare delle offerte sui social?

«Sospettare sempre di tutte le proposte in cui si prospettano guadagni facili in poco tempo. Per esempio nella truffa delle banche o negli acquisti con l’e-commerce. E fate attenzione all’acquisto di beni e servizi. Lo scorso luglio a Cesenatico 120 famiglie sono state ingannate da un finto b&B che offriva tariffe stracciate online. È accaduto anche in Sardegna, nelle più località turistiche più ambite».

Le truffe “romantiche”?

«Colpiscono le persone sole che cercano nei social il contatto con gli altri. Nasce tutto con una richiesta di amicizia».

L’ex giocatore della nazionale di pallavolo Roberto Cazzaniga era convinto di avere una relazione con una modella brasiliana, invece era stato truffato da due donne di Capoterra.

«Chiedono soldi per curare una malattia o per raggiungere l’Italia. Spesso l’origine della truffa è in paesi subsahariani e il denaro scompare in un attimo».

Paolo Paolini

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