Molti paesi sardi senza assistenza di base continueranno a soffrire. Come si sa, l’ultimo bando di medicina generale è stato un flop, ma adesso che l’ultimo passo dell’iter si è compiuto, il quadro che emerge è ancora più preoccupante. Erano 496 i posti offerti – e per la prima volta erano previsti gli incentivi per le “zone disagiate” – sono state presentate settanta domande e alla fine, in fase di accettazione degli incarichi di titolarità, molti di questi settanta concorrenti non si sono neppure presentati alla convocazione, e gli ambulatori assegnati ufficialmente sono stati appena 41.

I numeri

Ares ha pubblicato i documenti nei giorni scorsi e ha certificato che 18 sedi sono state date nella Asl di Cagliari, 8 nella Asl di Sassari, 4 nel Medio Campidano, una nella Asl del Sulcis, 3 nella Asl di Oristano, 2 in Ogliastra, una nella Asl di Nuoro, 4 nella Asl della Gallura.

Come sempre, le più ambite sono le aree di Cagliari e Sassari, mentre negli altri territori resta la “fame” di cure primarie (che poi a cascata porta la gente a riversarsi sulle città, sui Pronto soccorso e sugli ospedali che non reggono il carico), oppure, fenomeno ancora più grave, alla rinuncia al diritto alla salute. Tra il 2019 e il 2025 i medici di medicina generale in Sardegna si sono ridotti del 40,3% (a livello nazionale del 14,1%), e oltre il 60% di quelli in attività supera il massimale dei 1.500 assistiti.

L’audizione

Federico Contu, segretario regionale della Fimmg audito in sesta Commissione del Consiglio regionale, cerca di essere ottimista: «Quarantuno sedi assegnate? Date le condizioni drammatiche in cui ci troviamo, vedo il lato positivo: sono comunque 41 nuovi ambulatori che apriranno. Ribadisco che purtroppo non sono gli incentivi economici a fare la differenza, le risorse messe a disposizione dalla Regione, che pure sono un’importante misura, non bastano a convincere i colleghi ad andare nei piccoli paesi. In ogni caso, al momento abbiamo soltanto un’assegnazione all’anno, io vorrei che ce ne fossero almeno due, perché qualcuno si recupererebbe».

Cristina Cossu

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