Un'occasione per conoscere i percorsi marittimi della Sardegna di tremila anni fa, con due giornate fuoriporta a seguire. Questo sabato, a coronamento dell'esperienza di "Nuovi occhi sul passato" chiusa appena settimana scorsa, il Gruppo Archeologico Kalaritano farà ritorno con "I sentieri del mare dei Sardi": al Lazzaretto di Cagliari alcune autorevoli voci della ricerca archeologica mediterranea si alterneranno dalle 9 alle 19, in un convegno dedicato a quel mosaico di connessioni che univa l'Isola al resto del Mar Nostrum durante le Età del Ferro e del Bronzo. E domenica 31 e lunedì 1 ci si sposterà dal capoluogo per le visite guidate ai siti nuragici di OrroliBallaoVillanovafranca e Serri

Quello del 30 maggio sarà perciò un ampio sguardo al passato, nell'idea di restituire ai presenti l'immagine di una terra protagonista attiva degli scambi e incontri tra i popoli mediterranei. E il compito di introdurre alla giornata spetterà a Fulvia Lo Schiavo, già soprintendente per i Beni Archeologici delle province di Sassari e Nuoro per ben ventisei anni, ruolo ricoperto anche per la Toscana, il Friuli-Venezia Giulia e, da ultimo, anche la nostra regione: le sue ricerche sulla Sardegna preistorica e nuragica si concentrano sullo studio dei manufatti metallici nel contesto euromediterraneo

Così il primo intervento sarà della docente dell'ateneo fiorentino Emanuela Alberti, il cui lavoro si è mosso negli anni tra Creta, Cipro, l'Isola e la penisola ellenica, ripercorrendo la rete di relazioni che tra il 1650 e il 1200 a.C. avvicinò le civiltà minoica e micenea al resto del Mediterraneo, fra commerci, mutamenti politici e legami culturali. Seguirà poi la funzionaria archeologa, autrice e allieva di Giovanni Lilliu Maria Rosaria Manunza, che presenterà i risultati degli scavi nell'area di Bia 'e Palma a Selargius, dai quali è emerso nel 2015 un insediamento nuragico – con probabile funzione di crocevia commerciale – che presenta forti segni di contatti con il mondo miceneo.

Mentre Alessandro Usai, archeologo e studioso dei processi sociali ed economici di quell'era, porterà la storia del complesso nuragico di Antigori a Sarroch e il probabile scopo difensivo e marittimo di quest'ultimo, confermato dall'artigianato miceneo, minoico e cipriota ritrovato. Al termine della pausa caffè, l'autore e direttore del Museo di Su Mulinu a Villanovafranca (e di numerosi scavi archeologici) Mauro Perra racconterà il Mediterraneo come "continente liquido" abitato da navigatori, mercanti e comunità marginali per le potenze dell'epoca, ma protagoniste del loro tempo. A chiudere gli interventi in mattinata la ricercatrice dell'ateneo sassarese Giovanna Fundoni, che illustrerà le testimonianze riguardo il ruolo attivo della Sardegna nei traffici per mare tra l'Età finale del Bronzo e la prima Età del Ferro, nella circolazione delle merci ma anche di persone, usanze e culture. 

I lavori riprenderanno direttamente alle 15, ancora una volta introdotti e moderati da Lo Schiavo, affiancata stavolta dall'archeologo Rubens D'Oriano: aprirà così l'archeologo e docente romano Marco Bettelli, nell'analisi dei contatti con Creta nell'era tardo-minoica e delle ceramiche prodotte sullo stile dell'isola egea, che dimostrano rapporti molteplici e differenziati nel tempo. Seguiranno il collega alla Sapienza Alessandro Vanzetti, in una ricostruzione delle tracce lasciate dai gruppi nuragici in Sicilia e oltre nella tarda Età del Bronzo, spingendosi fino all'antica Ugarit in Siria, e l'archeologo "dei paesaggi" Alfonso Stiglitz, già direttore del Museo di San Vero Milis e codirettore delle campagne di scavi a S'Urachi e Sant'Elia: lo studioso proporrà così uno sguardo "indisciplinato" sulle relazioni tra nuragici e fenici, rigettando l'idea di civiltà monolitiche e contrapposte per abbracciare invece una concezione di comunità in movimento e relazioni mutevoli nel tempo. 

Andrà a chiudere il convegno lo stesso D'Oriano, per oltre quattro decadi impegnato come archeologo della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, e anche studioso dell'Isola nelle epoche fenicia, punica e romana. Il suo contributo consisterà in una ricostruzione dei rapporti tra Sardegna e mondo greco, dai fenici sino alla conquista cartaginese, e concentrandosi sul caso unico nel territorio della presenza ellenica a Olbia. D'Oriano volgerà poi il discorso sulla denuncia del cosiddetto "fantarcheosardismo", ossia le narrazioni pseudoscientifiche che trasformano la storia della civiltà nuragica in un mito identitario, suprematista e fondamentalmente antistorico. 

Combinando l'elevato profilo scientifico e il rigore accademico con una divulgazione accessibile, gli interventi previsti per sabato saranno registrati e resi disponibili sul canale Youtube del Gak. E una volta concluso il convegno, sarà il momento delle visite guidate, a cura di Mauro Perra e Maria Rosaria Manunza: per domenica sarà possibile far ingresso al nuraghe Arrubiu di Orroli e al santuario di Funtana Coberta a Ballao, mentre lunedì si potranno esplorare il nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca e il santuario di Santa Vittoria a Serri. Una ricca tre giorni che si inserisce in una fase di grande attenzione verso il patrimonio archeologico sardo, riconosciuto finalmente dall'Unesco. 

Promosso e organizzato dal Gak con il contributo di Comune e Fondazione Sardegna, l'iniziativa gode del patrocinio di Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e PaesaggioRegioneUniversità di CagliariCentro Studi Identità e MemoriaGruppi Archeologici d'Italia e Liceo Dettori di Cagliari, oltre che dei comuni coinvolti nelle visite guidate. 

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