“Carmine 2026” si avvia alla chiusura dopo aver trasformato, da giugno a settembre, piazza del Carmine a Cagliari in un palcoscenico all’aperto, portando musica, teatro, letteratura, circo contemporaneo, arti performative. E poesia: fresco di David di Donatello come miglior attore non protagonista per “Nonostante” di Valerio Mastandrea, Lino Musella, attore napoletano classe 1980 e uno dei volti più intensi e versatili del cinema e del teatro italiano, domani alle 19.30 leggerà "Stato d'assedio" di Mahmoud Darwish, il più grande poeta palestinese contemporaneo.

Musella, come le è arrivato tra le mani questo testo?

«Nel 2023 l’avevo intercettato su un foglio di giornale, ed ero rimasto molto colpito dal titolo. Mi sono informato sull'autore, ci sono persone molto vicine a me – a parte la mia compagna – che sono molto esperte di di letteratura araba e mi hanno spiegato che Darwish è stato il più importante poeta palestinese in lingua araba contemporaneo. Ho trovato il modo di procurarmi il testo, la traduzione è stata curata da Wasim Dahmash che incontro anche perché è stato il cofondatore dell'associazione Gazzella Onlus a cui spesso sono devoluti gli incassi di questa serata».

Non è la classica silloge poetica.

«Lo possiamo considerare una raccolta di poesie, però già nella prefazione l'autore ci spiega che lui lo considera un testo, come se fosse un unico componimento fatto di frammenti. E in effetti la lettura ci porta proprio a sentire questo andamento: non possiamo prendere o estrapolare ogni singolo frammento, è come se avesse un inizio e una fine e tutti questi frammenti a un certo punto si intrecciassero».

Darwish era un poeta civile, un uomo costretto a un lungo esilio. Che cosa che cosa ha trovato di questa vena civile e che cosa porta sul palco? 


«Come dire, poco e molto: porto corpo voce. Non c'è cosa più semplice, ma non c'è sfida più ardimentosa che cercare di dire poesia in pubblico; quindi porto anche una richiesta di ascolto. La poesia brama un orecchio che l'ascolti, dice Gualtieri, e in questo caso io credo che la poesia suggerisce all'interprete una modalità. Non sei tu che pieghi l'autore, devi un po' sentire in che modo restituire anche il respiro di quel testo».

Che respiro ha “Stato d’assedio”?

«Credo che sia una poesia molto granitica, a tratti austera e a tratti con un pizzico di ironia quando riesce a concederselo. Ha un respiro classico riferito a una dimensione contemporanea, che lui vive: quella di assediato. Però il respiro classico rende l'assedio cui si riferisce un assedio universale, e quindi una poesia in cui noi possiamo ritrovare non solo la voce di tutti i popoli oppressi, ma anche la stessa condizione di solitudine che puoi provare da assediato da qualsiasi cosa, se vogliamo anche dalle notizie. Quando lui dice “la poesia deve essere più forte dell'assedio” sostanzialmente dice la poesia è libera».

In un passaggio Darwish dice che lì nulla riecheggia Omero.

«È come se ogni frammento avesse un tema, ma quando i frammenti sono tutti distesi e cominciano a ripresentarsi sentiamo che quello è un tema ricorrente. Uno di questi è proprio la metafora tra la condizione di assedio che vive il suo popolo e quello della città di Troia. In un altro verso lui dice che questo assedio si prolungherà fino a quando i signori dell'Olimpo non avranno riscritto le bozze della eterna Iliade: la chiama eterna Iliade come se lui sentisse che anche questa questa storia fosse destinata a ripetersi».

Questo testo in qualche modo la riporta in Sardegna: Wasim Dahmash, il suo traduttore e editore, ha insegnato per un decennio all’università di Cagliari.

«Eh sì, è proprio un ritorno. Il primo film a cui partecipai, “Happy Days Motel” di Francesca Staasch, fu girato in Sardegna. Tornai tre anni dopo per “La stoffa dei sogni” di Cabiddu, e più di recente per “Portobello”. E poi qualche anno fa portai al Teatro Massimo “Brevi interviste con uomini schifosi” tratto da David Foster Wallace… insomma, mi capita di venire spesso e confesso che, al di là di ogni retorica, mi ha sempre molto colpito l'umanità delle persone, uno sguardo sincero ancora mediamente, altamente diffuso».

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