Banca parallela cinese: otto arresti e 41 indagati

15 giugno 2026 alle 08:32aggiornato il 15 giugno 2026 alle 08:33

Il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Lodi, nell'ambito dell’indagine Green River coordinata dalla Procura ha arrestato otto persone, denunciandone altre 44, per associazione a delinquere dedita all'autoriciclaggio e all'emissione e utilizzo di fatture per operazioni insistenti eseguendo sequestri per 31 milioni di euro. È stato scoperto, in pratica, un sistema bancario sotterraneo gestito dai cinesi, cioè una rete parallela e informale per il trasferimento di denaro e valori operante al di fuori dei canali finanziari legali e ufficiali, quindi senza nessuna vigilanza. Un rete, anzi, sconosciuta dallo Stato. 

L'attività investigativa era stata avviata nel 2024 in seguito a approfondimenti su una società con sede nel lodigiano rivelatasi fittizia e che operava come "cartiera” emettendo fatture per operazioni inesistenti per migliaia di euro. È così stata portata alla luce un'organizzazione criminale che, aggirando i canali finanziari ufficiali e regolamentati e i presidi antiriciclaggio, è riuscita a trasferire in Cina oltre 200 milioni di euro.

In particolare, l'organizzazione criminale, attraverso l'utilizzo di 41 società cartiere, gestite in un ufficio anonimo con sede a Chiari (Bescia), avrebbe consentito l'emissione di fatture per operazioni inesistenti per 200 milioni di euro, nei confronti di diverse società "clienti”, veicolando successivamente le corrispondenti somme di denaro ricevute all'estero, per poi retrocederle in contanti alle stesse aziende, trattenendo una "commissione" per il servizio reso pari al 10%.

Alcune società hanno indebitamente sfruttato addirittura le normative di favore previste per gli eventi disastrosi del Sisma dell'Abruzzo 2009 e quelle relative alla pandemia Covid, per inserire in contabilità dei crediti totalmente inesistenti per compensare i loro debiti di varia natura: fiscali, previdenziali, assicurativi.

(Unioneonline)