Cecilia Randall è una delle scrittrici fantasy più originali e apprezzate del panorama italiano e non solo. Una riprova delle sue qualità narrative ci arriva dal suo ultimo libro, Kitsune. Il potere della volpe (Gribaudo, 2026, pp. 348, anche e-book) in cui ritroviamo alcuni dei temi cari alla scrittrice: la mitologia giapponese, eroine ed eroi, l’avventura.

Protagonista del romanzo è Chiaro, un ragazzo qualunque che però si ritrova un giorno in bilico tra il mondo degli uomini e quello degli yokai, gli spiriti della tradizione giapponese. La trasformazione è arrivata all’improvviso, come una maledizione o un dono non chiesto e a cui Chiaro non è ancora abituato. Non ha idea di cosa significhino davvero i suoi nuovi poteri, né di come controllarli. I poteri stanno crescendo, sì, ma i dubbi non sono da meno: chi è davvero? E che ruolo può avere accanto a Momo, giovane castellana che deve governare un territorio, proteggere il suo popolo e possibilmente evitare disastri soprannaturali.

Quando in un piccolo villaggio iniziano a verificarsi avvenimenti sempre più strani, Chiaro e Momo si trovano coinvolti in un’indagine in cui nulla è come sembra. Tra templi che custodiscono segreti, creature decisamente poco rassicuranti e luoghi in cui sarebbe saggio non mettere piede, serviranno coraggio, astuzia, intelligenza…insomma le doti della volpe, kitsune in giapponese. E una solida fiducia reciproca. Una fiducia che forse si sta trasformando in qualcosa di diverso, di più profondo e sorprendente.

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Allora chiediamo a Cecilia Randall, come prima cosa, quale legame si sta creando tra Chiaro e Momo:

«Un affetto profondo che si sta trasformando in qualcosa di più. Da un lato Chiaro e Momo sono affini: entrambi sono giovanissimi si trovano ad affrontare responsabilità enormi quando ancora dubitano di loro stessi. Dall’altro sono come yin e yang: lui avventato e spavaldo ma a volte fragile, lei controllata e timida, eppure molto più forte di quanto pensi lei stessa. Si sostengono e si completano a vicenda, anche nei momenti di crisi».

Come descriverebbe il personaggio di Chiaro?

«Un ragazzo coraggioso in cerca del suo posto nel mondo. È stato segnato da eventi tremendi, eppure non si è indurito. All’inizio è concentrato su sè stesso e su come sopravvivere, poi capisce che le qualità per cui si sente diverso da tutti, a volte isolato, sono preziose per proteggere gli altri da intrighi, magia e creature soprannaturali. Allora la sua generosità riemerge e gli fa trovare la direzione giusta».

Quali sono state le fonti di ispirazione del libro?

«Il seme della storia di Chiaro germoglia nella mia infanzia, quando mi regalarono la versione per bambini de Il Milione di Marco Polo. L’idea che un adolescente italiano avesse compiuto un viaggio così avventuroso mi affascinava tantissimo. Inoltre avevo appena scoperto manga e anime e mi appassionavo a tutto ciò che era giapponese. Da qui l’idea di un giovane veneziano del futuro che parte verso l’Oriente e arriva fino a un Giappone quasi mitologico, fermo all’epoca dei samurai. All’epoca la storia rimase incompiuta perché troppo acerba. Invece il mio amore per la mitologia e l’Oriente non è mai sbiadito. Così, dopo aver finalmente visitato il Giappone da adulta e approfondito la sua cultura con le ricerche ho avuto tutte le competenze e le idee per scrivere la storia completa».

Cosa la attira tanto del Giappone?

«Il modo in cui passato e futuro si mescolano in un presente armonico. Ho questa immagine del Giappone in cui si ritrovano affiancati antichi templi e robot, cultura millenaria e iper-tecnologia, magia e realismo. Mi affascina la capacità dei giapponesi di custodire con orgoglio le proprie tradizioni anche nella modernità».

Cos'è il soprannaturale per lei?

«Un modo per avere la massima libertà nella narrazione, per esporre i protagonisti e le protagoniste dei miei libri a elementi che scardinano del tutto le loro conoscenze, mettendoli alla prova oltre i loro limiti. Scrivendo, mi trovo sempre a riflettere su temi che mi toccano da vicino e l’elemento fantasy mi permette di esplorarli da prospettive inattese, come attraverso lenti diverse. Amplifica i conflitti e li rende più epici, costringe a scelte più estreme, fa risaltare contraddizioni e sfumature che nel mondo reale possono essere più sfuggenti. Il soprannaturale mi dà il brivido dell’inesplorato. Da questo punto di vista sono debitrice di Salgari: lui faceva viaggiare i suoi lettori in luoghi che per lui erano esotici, io cerco di ritrovare lo stesso senso di meraviglia nei mondi fantasy che creo».

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