Ognuno si costruisce il proprio paradiso
Il morto presunto di Piera Rampino: un romanzo che guarda a Pirandello e KafkaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Troppe volte ognuno di noi cerca di costruirsi il proprio paradiso personale, un Eden evanescente costruito con cura nel corso degli anni. Un paradiso fatto di comodità, di amnesie, di omissioni, di quieto vivere, di rapporti mai troppo profondi anche con chi ci sta al fianco quotidianamente.
Non fa eccezione Cosimo Praticò, protagonista de Il morto presunto (Alcatraz, 2025, pp. 248), romanzo d’esordio di Piera Rampino. Praticò è un uomo buono, ma non troppo, ingenuo, ma non del tutto, che crede o vuole credere in ciò che non esiste. Ha una vita normale, una moglie, due figli e un impiego nella pubblica amministrazione. Improvvisamente è costretto a difendersi in tribunale. L’anagrafe, infatti, registra per errore la sua data di morte. Se all’inizio decide di non fare nulla, i suoi successivi tentativi di ottenere una rettifica si scontrano con la presunzione di infallibilità della pubblica amministrazione e dei suoi integerrimi funzionari. Il processo a Praticò Cosimo, dichiarato morto, ma che insiste a ritenersi ancora in vita, potrebbe concludersi con una condanna fino a sei anni di reclusione per aver dichiarato una falsa identità. Intanto, il paradiso in cui si è sempre rifugiato appare sul punto di crollare quando le vite della moglie Franca, i figli Antonio e Giulia e il fratello Ettore sembrano rifiorire in seguito alla sua morte. Ma diventa sensato allora pretendere di tornare in vita, riproponendo l’antica esistenza?
Partendo da una situazione surreale e grottesca, Piera Rampino costruisce un romanzo famigliare che rimanda direttamente a Pirandello, Kafka, ma anche al Gogol di racconti come Il naso e Il cappotto. Racconta così le nostre maschere e menzogne quotidiane mettendo per iscritto un'indagine lucida sulle crepe della famiglia, un luogo fatto troppo spesso di silenzio, risentimento inespresso e complessi nodi psicologici di incomunicabilità.
Bugiardo inconsapevole, o inattendibile onesto, Cosimo è da tempo intrappolato in un autoinganno che genera una sorda infelicità all’interno della famiglia. Per lui il paradiso è la casa, luogo di rifugio costruito con un’opera di paziente rielaborazione della realtà; ma la tranquillità domestica, frutto di un inconscio artificio, da tempo scricchiola rischiando di crollargli addosso come infatti avviene quando viene dichiarato, per un errore burocratico, morto. A quel punto tutto diventa possibile e la corsa a nuove forme di Eden è aperta, per tutti i protagonisti del libro. Per Franca ed Ettore, per esempio, il paradiso è la felicità perduta, insperatamente ritrovata con la presunta morte di Cosimo e a ogni costo difesa, anche negando l’esistenza in vita di Cosimo stesso. Emergono così il peso del risentimento e le ombre psicologiche che gravano sui legami più intimi e suoi paradisi personali costruiti troppo spesso su castelli di carta.
