Non è una processione, non è una festa di paese: a fine agosto, a Esterzili, la fede prende la forma di due piccoli zoccoli d’argento che entrano in ogni casa, annunciati dal suono di campanelli e dal profumo di basilico fresco. A portarli non sono sacerdoti o confratelli, ma le bambine e i bambini del catechismo, eredi di un rito che appartiene solo a questo piccolo paese della Barbagia di Seulo.

Tutto comincia con la Madonna dormiente, una statua antichissima e preziosa, appena restaurata, che per otto giorni viene vestita con abiti solenni e sistemata nella sua lettiga, quasi a ricevere l’omaggio dell’intera comunità. Ai suoi piedi, gli zoccoli d’argento: gioielli devozionali che condensano secoli di storia e di cura.

Poi, improvvisamente, il rito si trasforma.

La Madonna torna a indossare vesti più sobrie, mentre i suoi zoccoli si mettono in cammino. Non più dunque reliquia da contemplare, ma un oggetto da condividere: vengono adagiati su un vassoio ricoperto di basilico, raccolto e donato dai fedeli, e iniziano a passare di casa in casa.

I campanelli che li precedono sono un segnale inconfondibile: le famiglie aprono le porte, attendono con ansia quel piccolo ingresso sacro, prendono una foglia di basilico e ne lasciano un’altra, alimentando così un circolo continuo di dono e restituzione.

Colpisce la coralità della partecipazione: uomini, donne, bambini, tutti si riconoscono parte di questo scambio che è rito ma anche linguaggio comunitario.

Persino i bambini e le bambine hanno un ruolo nuovo, quello di narratrici: spiegano la tradizione a chi non è di Esterzili, custodendo così un patrimonio che vive soltanto se raccontato.

Ogni agosto, il paese rinnova così un gesto semplice, ma molto sentito: due zoccoli d’argento che camminano tra le case diventano il simbolo di una devozione che non resta chiusa in chiesa, ma attraversa le vie, gli angoli del paese. 

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