SPORT

Parla Cannito, l'uomo dell'arancia
che "condannò" il Cagliari alla B

Il 20 marzo 1977 il Cagliari superò il Lecce 1-0 ma un'arancia lanciata in campo colpì Ruggero Cannito. I rossoblù persero a tavolino e non riuscirono a salire in serie A. di NANDO MURA LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA SU L'UNIONE SARDA
la prima pagine dell informatore del liuned del 21 marzo 1977
La prima pagine dell'Informatore del liunedì del 21 marzo 1977

“Sa che cosa le dico? Che ho ancora la sensazione che l'arancia forse era rivolta all'arbitro: ma me la beccai io, tra occhio e naso, e mi fece male, molto male”.

Ruggero Cannito, trentaquattro anni dopo, accetta con grande sportività di parlare di uno degli episodi che hanno fatto la storia del Cagliari, il cosiddetto giallo dell'arancia che costò alla squadra allora allenata da Lauro Toneatto (serie B, 1976/77) non solo la sconfitta a tavolino ma, a causa di quella penalizzazione, anche la promozione. L'arbitro era Rosario Lo Bello, il gol partita (il Cagliari vinse 1-0) lo aveva segnato un giovane della Primavera rossoblù, Pino Bellini. Era il 20 marzo del 1977 e il Cagliari aveva battuto il Lecce consolidando un primato che l'avrebbe (ri)portato dritto-dritto in serie A. E invece il diavolo ci aveva messo la coda. Anzi, un'arancia, scagliata in faccia al povero Cannito - mediano sul quale aveva messo addosso gli occhi l'Inter - mentre le squadre facevano rientro negli spogliatoi per l'intervallo.

Ricorda, Cannito?

«Perfettamente: nel primo tempo Lo Bello mi aveva ammonito e mi ero avvicinato per chiedergli spiegazioni. All'improvviso sentii come un cazzotto, cominciò a uscire sangue dal naso, ebbi quasi uno svenimento».

SCONFITTA A TAVOLINO - Quel successo diventò così una sconfitta a tavolino e il Cagliari che quel giorno giocò con Corti, Ciampoli, Longobucco, Casagrande, Valeri, Roffi, Roccotelli, Quagliozzi, Piras, Brugnera, Ferrari (dal 71' Bellini) anziché chiudere la stagione in vetta con 51 punti arrivò secondo a pari punti (49) con Pescara e Atalanta e si rese necessario uno spareggio perché una squadra era di troppo. Non era, quello, un Cagliari qualunque: era il primo Cagliari senza Gigi Riva. Il suo infortunio contro il Milan a Sant'Elia nel febbraio dell'anno precedente era costato la carriera a Rombodituono e alla squadra rossoblù la retrocessione dopo tredici anni di serie A e uno scudetto. C'era aria di rifondazione (affidata al giovane neopresidente Mariano Delogu) e il progetto sarebbe stato vincente se qualcuno dagli spalti non avesse deciso di spremere una succosissima arancia doc di Sardegna sul volto del centrocampista del Lecce


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