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Sfida dei culurgiones a Barcellona per battere la crisi

L'avventura di tre chef sardi: "Senza lavoro, ma non ci siamo arresi"
da sinistra alessandro spano robert lecis e michele puggioni (l unione sarda)
Da sinistra: Alessandro Spano, Robert Lecis e Michele Puggioni (L'Unione Sarda)

La ricetta per affrontare un lockdown inaspettato senza lavoro - quindi senza soldi - a circa 600 chilometri da casa, per Michele Puggioni (di Quartu Sant'Elena, 29 anni), Robert Lecis (25 anni di Villacidro) e Alessandro Spano (34 anni di Solanas di Oristano), cuochi sardi emigrati a Barcellona, è quella dei culurgiones. «Ci siamo ritrovati senza lavoro e senza la possibilità di trovarne un altro, ma non ci siamo arresi: abbiamo avviato una piccola produzione di pasta fresca, dove i protagonisti sono culurgiones», raccontano i tre pastai. Ma il tipico sapore della più nota pasta ripiena sarda, in terra catalana, non è passato inosservato: «riceviamo talmente tante richieste che abbiamo dovuto interrompere la pubblicità».

«Semola y agua»

Il progetto è nato nel capoluogo catalano durante il primo lockdown, a marzo. «Poco prima della pandemia, avevamo deciso tutti e tre di lasciare il posto di lavoro e di consegnare un po' di curriculum in giro: puntavamo in alto, senza sapere ciò che ci aspettava». Il sogno di un'occupazione più soddisfacente è stato quindi brutalmente stroncato dalla diffusione del coronavirus e dalla conseguente necessità di chiusura delle attività e isolamento. Da subito l'idea di ovviare alla mancanza di lavoro - e soldi - producendo e vendendo culurgiones: «L'intenzione era solo di racimolare qualche soldo per andare avanti», spiega Robert Lecis, 25enne originario di Villacidro. «La produzione più massiccia è partita qualche mese dopo, a settembre, quando, dopo un passaparola più ampio, abbiamo notato che la risposta dei catalani ai nostri culurgiones, era più che positiva».

Nel barrio e nei social

Da lì l'esigenza di dare prima un nome all'attività (sui social @semolayagua, ovvero semola e acqua) e poi un luogo adeguato. «Un conoscente titolare di Casa Oliver, gastronomia di prodotti tipici catalani e italiani, si è interessato al progetto e ci ha dato uno spazio nel suo laboratorio per realizzare e vendere la nostra pasta fresca: adesso nel barrio (quartiere ndr) siamo la gioia dei tanti sardi emigrati e, ovviamente, anche dei catalani».

Culurgiones mania

Nato inizialmente come piccolo, senza troppe pretese piano B, "Semola y agua" è invece diventato presto un impiego utile a "ricominciare a sognare". «Dopo la chiusura dei locali e la conseguente assenza di annunci di lavoro nel ambito della ristorazione, lo sconforto era tantissimo», prosegue sempre Robert Lecis, che aggiunge: «Stavo seriamente pensando di andarmene, ma poi, passo dopo passo, siamo riusciti a svoltare una situazione che da pesantissima, è diventata sempre più gratificante».

Il successo

Da una minuscola produzione per pochi intimi, i tre cuochi sono arrivati a realizzare circa quindici chili di pasta fresca al giorno. «Gli ingredienti che utilizziamo sono freschi e soprattutto genuini - spiegano i cuochi - il pecorino lo importiamo direttamente dalla Sardegna». Nelle ultime settimane, boom di ordinazioni: «Abbiamo dovuto interrompere con la pubblicità», spiegano i pastai, che concludono: «Ma bloccare tutto al momento è impossibile: chi prova i culurgiones non torna più indietro».

Lisa Ferreli

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