I SARDI NEL MONDO - NOTIZIE

Coronavirus

Londra, la grande fuga dei sardi

In tanti cercano di andare via dalla capitale britannica
circolo sado a londra
Circolo sado a Londra

La volontà e il desiderio di rientrare in Sardegna passano sopra la distanza, i controlli alle frontiere, le difficoltà economiche, i collegamenti ridotti al minimo, l'obbligo della quarantena. Il diffondersi del covid-19 sta trasformando Londra in una gabbia dalla quale uscire prima che diventi impossibile farlo.

"Da un po' mi sento una bestia da macello": voci dell'Isola che arrivano dalla Gran Bretagna. Camerieri, gestori di ristorante, manager, studenti, babysitter.

Col rallentamento dell'economia si rischia il lavoro e le spese (affitto, pasti, spostamenti) diventerebbero insostenibili, per tacere di un sistema sanitario nazionale ben diverso da quello italiano. "C'è una completa noncuranza nei confronti della salute pubblica".

Decine di giovani (se non centinaia) cominciano a cercare un qualunque mezzo di trasporto che li conduca nella terra d'origine. Non semplice: i voli sono pieni e per arrivare a Cagliari sono disponibili solo due collegamenti giornalieri.

"Mi ha chiamato la madre di un ragazzo che sta qui a Londra", rivela Luca Puggioni, presidente del circolo "Sardinian embassy of London", "voleva sapere come far partire il figlio di 25 anni che qui segue un master. Ha trovato un posto con l'Alitalia il 27 marzo. Prima pare siano tutti pieni. Andare via è complicato".

Così ecco che molti ragazzi chiedono alla Regione si creare un "ponte" col Regno Unito "per consentire a chi ha bisogno di rientrare".

Anche perché all'ambasciata italiana "non risponde mai nessuno".

Matteo Contu a Londra
Matteo Contu a Londra

Matteo Contu, originario di Porto Torres, è laureato in Biologia marina, ha 30 anni e da 4 segue un master al British Antarctic Survey di Cambridge. Torna spesso a casa perché "il mio dentista è lì", ma ora "con la pandemia in corso non posso, anche pagando oro. Mi sono rivolto all'ambasciata ma il telefono pare staccato".

Dopo quasi 8 anni "qui sono residente permanente e tra poco avrò il passaporto britannico. Farei rientro per la famiglia e gli amici, per vedere l'Asinara e sentire il profumo della mia terra".

Federica Cossu, Londra
Federica Cossu, Londra

La sua concittadina Federica Cossu, 26 anni, fa la bambinaia a Londra per una famiglia franco/belga e ogni giorno deve viaggiare per un'ora su "bus e metro colmi di gente. Per fortuna i miei datori di lavoro si sono offerti di pagarmi il taxi e di dormire lì qualche volta». La situazione «è terribile, la vita è molto più cara e pur avendo qualcosa da parte potrei vivere per un mese o due chiusa in casa spendendo solo per l'essenziale. Penso sia molto importante creare un collegamento con la Sardegna per darci la possibilità di arrivare a casa, almeno fino a quando si tornerà alla normalità".

Massimo Donato a Londra
Massimo Donato a Londra

Per il 40enne cagliaritano Massimo Donato, proprietario del "Maximo Italian Bistrot" nella capitale britannica, "l'idea di rientrare c'è ma al momento non sembra un'opzione facilmente attuabile. Il governo sta adottando misure molto soft", con "pochi test e un monitoraggio insufficiente del fenomeno esortando all'autoisolamento in caso di sintomi".

La situazione "è delicata. Tanti ristoranti sono vuoti» ma «la gente si comporta come se il problema non esistesse. Usa i mezzi pubblici senza mascherine e guanti, ormai irreperibili. Siamo appesi a un filo. Il sito del consolato italiano informa su eventuali voli per l'Italia in casi di urgenza, ma sono cari e comporterebbero un rischio superiore a quello di restare in quarantena qui".

Puggioni, che da Modolo è andato a Londra 14 anni fa e oltre a gestire il circolo (attorno al quale gravitano sino a 800 sardi) è un "divisional director" per un broker delle Lloyds, descrive una situazione drammatica, seppure i numeri siano diversi dall'Italia: "Forse perché fanno meno tamponi di quanti dovrebbero". Cinema, teatri, concerti: "Tutto chiuso, tutto annullato".

Molti sardi "che vivono qui da anni sono preoccupati. Hanno una casa e un lavoro ma spesso sono pagati a ore: i locali si svuotano e senza onorario i costi diventerebbero insostenibili. Affitto e cibo sono cari. Chi ha potuto ha prenotato un volo con l'Alitalia ma partire è complicato. Qualcuno è andato in treno a Parigi e poi a Genova per cercare un traghetto. Un ragazzo è arrivato a Nizza sperando di trovare una nave per la Sardegna". In pratica "alcuni stanno fuggendo".

Andrea Manunza

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