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Grande paura

Sri Lanka, la designer sarda: "Sfuggita agli attentati quasi per caso"

"Nessun momento di panico, ma vivere il coprifuoco e la chiusura di tutti i social non è stato piacevole"
luisa pillosu (l unione sarda)
Luisa Pillosu (L'Unione Sarda)

Solo per un caso fortuito, nel giorno di Pasqua non si trovava in una delle città dello Sri Lanka finite al centro degli attacchi terroristici. Luisa Pillosu, 34enne di Lanusei, cresciuta e laureatasi a Cagliari e da anni disegnatrice grafica in una scuola di Barcellona, dal 12 aprile si trovava nell'isola a sud dell'India con tre sue amiche spagnole. Ha visitato Colombo, Negombo e Batticaloa e il 21, quando c'è stata la strage, sarebbe dovuta essere nuovamente nella capitale. "Nessun momento di panico", spiega, "ma certamente ci siamo spaventate. Vivere il coprifuoco e la chiusura di tutti i social per motivi di sicurezza, oltre a temere ulteriori atti terroristici, non è piacevole".

Il racconto - La designer è rientrata in Europa ieri mattina. Appena arrivata a Barcellona, racconta quei momenti. "Il giorno prima degli attentati, quasi per caso, abbiamo deciso di restare a Sigiriya, nel centro del Paese, per ammirare il sito archeologico dichiarato patrimonio dell'umanità. Abbiamo saputo degli attacchi, delle bombe e dei morti alle nove del mattino, ora locale. Stavamo ammirando il panorama e mi è arrivato un messaggio su WhatsApp da parte di un mio zio cagliaritano che mi chiedeva se stessi bene. Mi sono collegata subito ai principali siti di informazione online, scoprendo cosa era accaduto".

Il viaggio turistico con le amiche, giunto oramai al termine, ha avuto un finale movimentato. "Eravamo tranquille perché distanti dai luoghi degli attacchi terroristici visitati nei giorni precedenti. Ma ovviamente l'idea di dover raggiungere, il giorno di Pasquetta, l'aeroporto di Colombo per ripartire ci ha creato non poca apprensione".

I messaggi - Il primo pensiero, dopo i primi attentati, è stato avvisare familiari e amici. "Ho immediatamente fatto sapere a mia madre e a mio fratello che stavo bene, tranquillizzandoli sul fatto che non fossi a Colombo. Con il trascorrere delle ore però aumentavano gli attacchi e i morti. Il giorno dopo avremmo dovuto raggiungere l'aeroporto della capitale dello Sri Lanka per rientrare in Spagna. E avremmo dovuto attraversare il Paese a bordo di un van. Certo non ci sentivamo serene ma abbiamo comunque mantenuto la calma nonostante siano stati annunciati subito il coprifuoco e il blocco dei social network. Da quel momento ho informato i miei cari via mail".

La preoccupazione - Da Cagliari la mamma e il fratello hanno seguito con apprensione il rientro in Spagna di Luisa Pillosu. "Mia madre è sempre tranquilla e fatalista. In questo caso però ho colto un po' di apprensione", spiega la designer. Nonostante l'aiuto definito praticamente inesistente da parte della Farnesina e dell'ambasciata italiana a Colombo ("le telefonate non sono servite a nulla", commenta delusa), le ragazze sono salite sul mezzo e grazie all'autista hanno raggiunto la capitale dello Sri Lanka. "Abbiamo trovato una fila interminabile per l'aeroporto. Soltanto quando sono salita sull'aereo per Doha mi sono sentita davvero al sicuro". L'esperienza degli attentati per lei non è una novità: "Ero a Londra, per lavoro, quando c'è stato l'attacco terroristico a Westminster e mi trovavo a Barcellona quando si è verificato l'attentato sulle Ramblas". Ma Luisa Pillosu non si fa spaventare: "Continuerò a viaggiare e ritornerà nello Sri Lanka. Non dobbiamo farci piegare dal terrore".

Matteo Vercelli

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