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Approfondimento

Test a tutti i passeggeri, la proposta per volare in sicurezza

Non sono ammessi i test sierologici, perché dicono se la persona è entrata o meno in contatto col virus, ma non se ha l'infezione in corso
turisti all aeroporto di cagliari (archivio l unione sarda)
Turisti all'aeroporto di Cagliari (archivio L'Unione sarda)

Prima la chiusura totale, poi la lentissima ripresa. Ma per il trasporto aereo il quadro è nerissimo. La gente ha paura di volare, la curva dei contagi è risalita praticamente ovunque, e molti Paesi hanno imposto controlli stringenti negli scali e misure di contenimento all'arrivo. Ma - come spesso è accaduto da giugno a oggi - ci sono regole differenti anche tra regioni dello stesso Stato, addirittura tra aziende sanitarie della stessa regione, e un'enorme confusione tra i passeggeri, i quali, lo abbiamo vissuto anche in Sardegna, se non sanno bene come comportarsi e il viaggio non è indispensabile, preferiscono rinunciare. Allora forse un buon sistema lo stanno pensando le compagnie aeree. Alitalia ad esempio - grazie a un'ordinanza della Regione Lazio prima, e della Regione Lombardia poi, e grazie a scali efficienti e attrezzati - ha cominciato a metà settembre su alcune tratte, e se l'esperimento funzionerà, sarà esteso a numerosi voli che collegano zone dove l'epidemia registra numeri elevati. Li hanno battezzati voli "Covid-Tested" (Roma Fiumicino-Milano Linate e viceversa) e trasportano esclusivamente persone in possesso di un certificato di negatività al coronavirus. I passeggeri possono eseguire gratuitamente un tampone rapido o un test antigenico nelle postazioni allestite negli aeroporti (l'esito viene comunicato nel giro di breve tempo), oppure possono presentarsi all'imbarco con il risultato negativo di un esame effettuato entro 72 ore prima della partenza. Non sono ammessi i test sierologici, perché dicono se la persona è entrata o meno in contatto col virus, ma non se ha l'infezione in corso. Nel caso di mancato imbarco per risultato positivo al Covid-19, è previsto il rimborso del biglietto o un voucher di pari importo su richiesta del passeggero, valido per diciotto mesi dall'emissione. "Questa iniziativa tende a cercare di stimolare e a ridare fiducia soprattutto a quei passeggeri che hanno un po' di titubanza nel tornare a volare e magari non lo fanno più dallo scorso 8 marzo", ha spiegato il direttore operazioni volo Alitalia Massimo Iraci. "Siamo fiduciosi che questo test-pilota possa portare buoni risultati, così da inaugurare un nuovo modello, che altre compagnie del mondo stanno studiando con attenzione, che permetta la ripresa del traffico aereo il più celermente possibile". Ancora: "L'aereo è il mezzo di trasporto più sicuro che esista, tutti gli aeromobili della flotta della compagnia sono dotati di filtri Hepa che permettono un costante ricambio completo dell'aria in cabina ogni 2-3 minuti rendendola pura al 99,7% come in una sala sterile". Nei giorni scorsi Alexander de Juniac, direttore generale della Iata, l'associazione del trasporto aereo internazionale che rappresenta 290 compagnie e l'82% del traffico, ha lanciato un'importante proposta: un test antigenico rapido e obbligatorio per tutti i passeggeri e per tutti gli equipaggi prima della partenza sui voli internazionali. L'unico sistema - spiega - per evitare di dover essere sottoposti a quarantena (in molti casi è prevista) nel Paese in cui si atterra. "Questo controllo sistematico dovrebbe consentire ai governi di aprire in sicurezza le frontiere, senza quarantena. E fornirà ai passeggeri la certezza di poter viaggiare senza doversi preoccupare di un cambiamento dell'ultimo minuto delle regole del governo che potrebbe rovinare i loro piani". Certo, "l'integrazione di test sistematici nel processo di viaggio presenterà sfide logistiche e influirà sul modo in cui le persone viaggiano; avrà bisogno dei produttori per sviluppare test che siano veloci, accurati, convenienti e facili da usare; il personale dovrà essere in grado di eseguirli in modo efficace; servirà che i governi e le autorità sanitarie concordino standard comuni in modo che i test somministrati nel paese di partenza siano accettati all'arrivo", prosegue de Juniac. "C'è molto lavoro da fare. Ma se si guarda alla diffusione dei viaggi dalla cauta riapertura delle frontiere a partire da giugno, i risultati sono stati terribilmente deludenti. I viaggi internazionali erano solo l'8% dei livelli di un anno fa a luglio. Ci sono stati pochi segnali di miglioramento ad agosto. E sarà difficile vedere una ripresa dei viaggi aziendali, se teniamo conto delle preoccupazioni per la seconda ondata di infezioni. Circa l'83% dei viaggiatori in un recente sondaggio su 11 mercati ha affermato che non viaggerà se c'è la possibilità di essere messo in quarantena a destinazione. Questo è un segnale molto chiaro che questo settore non si riprenderà finché non riusciremo a trovare un'alternativa alla quarantena. E noi riteniamo che l'alternativa sia il test sistematico al 100% di tutti i viaggiatori prima della partenza. Una soluzione che - dice lo stesso sondaggio - viene salutata con favore dall'88% dei passeggeri".

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