POLITICA

crisi di governo

Al Senato numeri incerti. Iv: "Se vuole si risolve in 2 secondi"

Il premier non avrà la maggioranza assoluta ma grazie all'astensione dei renziani avrà quella relativa
(ansa)
(Ansa)

Calcolatrice alla mano, i più ottimisti fra i supporter del premier Giuseppe Conte azzardano di poter arrivare a quota 156 voti al Senato, ma i numeri certi sono 151. Alla Camera, domani (il premier riferisce alle 12) i sì al governo dovrebbero superare la maggioranza assoluta di 316, ma senza eccedere troppo. E c'è chi non esclude a priori che possano invece fermarsi uno scalino sotto.

Non sarebbe la prima volta: già il voto di fiducia sulla manovra è passato con 314 sì alla Camera e 156 al Senato, ma il valore politico adesso sarebbe diverso e peserebbe molto di più sulla solidità del governo.

CAMERA - La prima prova è a Montecitorio dove, al netto di malattie e assenze per altri motivi, la maggioranza può contare sui 191 voti del Movimento Cinque Stelle, sui 92 del Pd e sui 12 di Leu, più quelli di Michela Rostan (è renziana, ma ha annunciato il sì al governo) e di Vito De Filippo, che è uscito da Iv per tornare al Pd. A loro vanno aggiunti i deputati del gruppo Misto (fra loro alcuni hanno sempre votato con la maggioranza, altri sono Costruttori): al momento, fra loro i pro-governo vengono calcolati fra 18 e 21. Si arriverebbe così a un ventaglio di 315-318. La maggioranza assoluta di 316 (315 se si toglie Pier Carlo Padoan, presidente designato di Unicredit, che ha lasciato la Camera senza essere sostituto) potrebbe essere superata con slancio maggiore se arrivassero nuove adesioni da quella decina abbondante di deputati del gruppo misto non ancora schierata, che la maggioranza cercherà fino all'ultimo di arruolare. Fra loro c'è, per esempio, il voto favorevole quasi scontato dell'ex ministro Lorenzo Fioramonti.

SENATO - Al Senato, dove la maggioranza assoluta è di 161 voti, i voti sicuri per Conte al momento sono 150-151, un cifra data dalla somma dei senatori del M5S (92), del Pd (35), del Maie-Talia 23 (4), di Leu (6) e delle Autonomie (8). Con in più il senatore a vita Mario Monti e i costruttori: Sandra Lonardo (ex FI, moglie di Mastella), gli ex M5s Maurizio Buccarella e Gregorio de Falco. E poi Sandro Ruotolo (Misto). Il conto include anche Riccardo Nencini (Psi, che ha dato il simbolo a Renzi per formazione del gruppo al Senato). Si potrebbe arrivare a 156 se fossero presenti in aula gli altri senatori a vita Renzo Piano, Liliana Segre e Carlo Rubbia. E se i costruttori riuscissero a imbarcare anche gli ex M5S Lello Ciampolillo e Luigi di Marzio. Insomma, i calcoli si sprecano ma i numeri sono ancora piuttosto incerti.

Tanto che il ministro Francesco Boccia lancia un appello: "I parlamentari di Italia Viva sono stati eletti con il Pd, spero vogliano rispettare la volontà di quell'elettorato, sennò si prendono i seggi di quella comunità e si vota contro la sua volontà. Faccio appello a tutti gli eletti del Pd di votare con il Pd".

RENZI - Oggi Matteo Renzi ha detto chiaramente che Conte non avrà la maggioranza assoluta in Senato, ma l'astensione dei senatori di Italia Viva annunciata oggi dal leader del partito gli permetterà di ottenre quella relativa e non dover salire al Colle per le dimissioni. A quel punto dovrebbe partire una trattativa tra il presidente del Consiglio e il senatore toscano per riportare Italia Viva in maggioranza. Sarebbe un passo indietro da parte di entrambi, necessario per far continuare la legislatura. A meno che Conte non trovi in extremis i "responsabili" o "costruttori", arruolandoli in parte in Forza Italia o sottraendoli proprio a Matteo Renzi.

In quest'ottica va letta l'apertura odierna di Ettore Rosato (Iv): "Se Conte vuole la crisi si risolve in due ore".

PD, M5S e LEU - Ma per fare questo bisogna convincere gli altri partiti, che sembrano chiudere al ritorno del figliol prodigo.

"Matteo Renzi ha fatto una scelta molto grave che ha separato definitivamente le nostre strade", hanno scritto su Facebook Vito Crimi, Alfonso Bonafede e i capigruppo M5S alla Camera e al Senato.

LeU ha ribadito la sua posizione con le dichiarazioni di Fassina ("Avanti senza Italia Viva o al voto") e De Petris ("Mai più con il cinico Renzi").

Anche in casa Pd si registra la chiusura del ministro Boccia: "Renzi ha chiuso, sbagliando modi e tempi, un discorso e penso che quel discorso sia chiuso. Può accadere che di fronte alle proposte che farà Conte non solo gli eletti con il Pd ma tutti possano condividere un'altra visione di società, una prospettiva europeista".

(Unioneonline/L)

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