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Paragone sfida Di Maio: "Dovranno buttarmi fuori con la forza, non vado con Salvini"

"Io da qui non mi muovo, resto incollato al mio scranno di Palazzo Madama"
gianluigi paragone (archivio l unione sarda)
Gianluigi Paragone (archivio L'Unione Sarda)

"Io da qui non mi muovo, resto incollato al mio scranno di Palazzo Madama, dovranno buttarmi fuori con la forza".

Un battagliero Gianluigi Paragone va allo scontro dopo l'espulsione dal Movimento 5 Stelle, e si dice pronto anche a ricorrere alle vie giudiziarie.

"Io non sono il distruttore del M5S, anzi, vorrei fosse ancora l'ariete contro il sistema. Ne contesto solo l'eccessiva timidezza", afferma in un colloquio con il Corriere della Sera.

Il rapporto con il Movimento "non è finito", dice, poi precisa che quanto ha parlato di "nulla" non si riferiva a M5S, ma "ai probiviri e a chi li sta telecomandando", chiaro riferimento a Luigi Di Maio.

Il senatore con un passato leghista respinge le voci che lo danno in avvicinamento al partito di Salvini: "È una cretinata: rivendico orgogliosamente i miei no alla Tav, ai Benetton, a Bruxelles e all'euro, Salvini invece candida Mario Draghi a Presidente della Repubblica e dice che l'euro è irreversibile".

"Ho votato secondo il programma per cui sono stato eletto, l'azione di governo non deve violarlo", sostiene, per poi attaccare Di Maio e Conte. "Con una mossa Di Maio ha dato il mio scalpo al gruppo parlamentare, che è insofferente perché ho un pessimo carattere, e a Conte, che non ha più un rompiscatole molesto".

Quanto all'appoggio di Di Battista,commenta così: "Non voglio trascinare Alessandro. Gli ho detto 'Chi te lo ha fatto fare?', e lui si è messo a ridere".

(Unioneonline/L)

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