CRONACA SARDEGNA - SULCIS IGLESIENTE

domusnovas

Crisi Rwm, i lavoratori: "No alla riconversione della fabbrica"

I sindacati pronti a chiedere "soluzioni per il sostegno al reddito dei lavoratori oggetto del licenziamento"
sindacalisti e componenti rsu dopo la riunione di ieri (foto farris)
Sindacalisti e componenti Rsu dopo la riunione di ieri (foto Farris)

Dopo il clamore e la preoccupazione per gli annunciati 160 esuberi nella Rwm di Domusnovas, sono ora i dipendenti dello stabilimento di Matt'e Conti a lanciare il loro grido di dolore: "La decisione del Governo comporterà il licenziamento di 200 lavoratori i quali non avranno alcuna altra collocazione lavorativa", scrivono in una lettera.

Ai 36 mancati rinnovi contrattuali di fine luglio infatti, entro il 15 novembre si aggiungeranno altri 160 esuberi, come annunciato dal Direttore Generale Fabio Sgarzi.

Un quadro a tinte fosche al quale si aggiunge l'incertezza per quel che sarà della fabbrica al termine dei 18 mesi di sospensione dell'export bellico verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

All'indice la decisione del Governo: "Per colmare la mancata produzione occorreva un progetto che guardasse alle esigenze della Difesa della Stato Italiano e degli alleati europei, oltre a prevedere il sostegno al reddito per i lavoratori a rischio di esubero. Tutto ciò non si è verificato e ci ritroviamo a contare gli ennesimi licenziamenti", evidenziano i dipendenti.

Sembrano però già affilate le armi in vista del tavolo del 18 settembre programmato in assessorato all'Industria.

Su mandato dei lavoratori i rappresentanti sindacali diranno "no" a qualsiasi ipotesi di riconversione della produzione bellica: "Nel Sulcis e dappertutto ogni tentativo su industria e miniere è miserabilmente fallito".

I sindacati chiederanno "soluzioni per il sostegno al reddito dei lavoratori oggetto del licenziamento" e che "l'azienda prosegua negli investimenti così come programmato".

Verrà anche proposta "una richiesta di incontro al Governo da parte di Giunta regionale e sindacati affinché si compensi la perdita delle commesse con gli stati arabi con nuove produzioni destinate alla Difesa Italiana ed europea".

Intanto gli stessi dipendenti annunciano "la mobilitazione di tutti i lavoratori diretti e indiretti già a partire dal 18 settembre".

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