CRONACA SARDEGNA - SASSARI E PROVINCIA

il processo

Zaneb, uccisa a calci e pugni. La difesa: "Non è stato un omicidio volontario"

Per l'avvocato dell'imputato Jalal Hassissou si tratta di un delitto preterintenzionale
il tribunale di sassari (archivio l unione sarda)
Il tribunale di Sassari (archivio L'Unione Sarda)

"L'omicidio di Zeneb Badir da parte di Jalal Hassissou è preterintenzionale e non volontario. Jalal non la voleva uccidere e non riteneva di aver posto in essere un'azione così violenta da cagionarne la morte. Il fatto stesso che prima la porti a casa nella convinzione di poterla curare e che poi si attivi per portarla alla guardia medica e all'ospedale è la conferma dell'assenza di una volontà omicida".

È quanto sostenuto dinanzi alla Corte d'assise di Sassari dall'avvocato Cristina Cherchi, che difende Jalal Hassissou, 40enne di nazionalità marocchina, accusato con Soufyane El Khedar, 36 anni, di aver ucciso una loro connazionale, Zeneb Badir, 34 anni, morta il 23 luglio 2018 dopo essere stata massacrata di botte in uno stazzo di Baia Sardinia, nel territorio comunale di Arzachena.

Davanti alla corte presieduta dal giudice Massimo Zaniboni, a latere Giuseppe Grotteria, oggi è stata la volta della difesa.

Dopo Cristina Cherchi ha parlato anche l'avvocato Agostinangelo Marras, che assiste Soufyane El Khedar, per il quale ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto o, in subordine, l'affermazione di responsabilità per omissione di soccorso.

Ricostruendo i vari passaggi della vicenda processuale, il legale sassarese ha sottolineato che il giovane si è sempre assunto l'unica colpa di non aver chiamato le forze dell'ordine alla fine del pestaggio, spiegando che da un lato sperava che tutto si potesse risolvere e che la cosa non finisse in tragedia, dall'altro che si sentiva minacciato da Jalal Hassissou e temeva che potesse continuare a picchiare la donna.

Non è mai stata smentita neanche l'affermazione secondo cui Soufyane El Khedar si sarebbe frapposto tra la vittima e l'aggressore per impedire o interrompere il pestaggio.

Due settimane fa il procuratore di Tempio, Gregorio Capasso, aveva chiesto l'ergastolo per entrambi gli imputati. Alla sua richiesta si era associato l'avvocato Damaso Ragnedda, che assiste le tre figlie della vittima di 9, 12 e 16 anni per conto del Comune di Arzachena, chiedendo un risarcimento di 900mila euro, 300mila per ogni figlia. Il 16 luglio si prosegue con le repliche dell'accusa ed è attesa anche la sentenza.

(Unioneonline/F)

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