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Porto Torres

Attività chiuse da emergenza virus: cresce l'esercito dei poveri

La pandemia ha portato via lavoro e risparmi a chi faceva già fatica ad arrangiarsi con piccoli lavori
la sede chiusa di mirade (foto m pala)
La sede chiusa di Mirade (foto M. Pala)

Peggiora il quadro della situazione povertà anche nella città di Porto Torres. Sono le conseguenze socio-economiche legate all'emergenza Covid-19 che miete "vittime" a causa della chiusura delle attività commerciali e artigianali che ha lasciato molte persone a casa, costrette in questo momento a rivolgersi alla Caritas, accrescendo le fila degli utenti che si rivolgono all'associazione di volontariato Mirade.

"L'amministrazione comunale ha messo nuove risorse pari a 20mila euro per l'acquisto di viveri e di beni di prima necessità - spiega Rosella Nuvoli, assessore ai Servizi Sociali - per sopperire alle nuove richieste che arrivano nel nostro assessorato a seguito della situazione di emergenza".

Nuovi volti che si affacciano in questa realtà dove la pandemia ha portato via lavoro e risparmi a chi faceva già fatica ad arrangiarsi con piccoli lavori. Una realtà dove l'impatto economico è devastante, e colpisce in maniera evidente chi ha un reddito pari a zero.

"È rimasto solo un traghetto della compagnia Tirrenia a fornire i 'pasti buoni', dunque non più 80 ma 40 pasti donati a giorni alterni - ha sottolineato la presidente di Mirade, Vittoria Sechi - mentre sono aumentate le donazione di alimenti a lunga conservazione da parte di Conad. Da parte nostra c'è una certa sensibilità verso quei nuclei familiari che non percepiscono neppure il reddito di cittadinanza, a loro noi diamo priorità". Il servizio "Ne di fame né di freddo", nato dall'accordo tra Mirade e assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Porto Torres per distribuire alimenti a lunga conservazione, non ha smesso di funzionare. Con la chiusura degli uffici comunali e della sede di viale Delle Vigne dell'associazione Mirade si comunica tramite WhatsApp con un aggiornamento sul numero in aumento delle famiglie indigenti, quelle non ancora registrate ai Servizi Sociali.

"Da 80 famiglie al giorno abbiamo superato i 100 nuclei familiari che, - aggiunge la presidente Sechi - in questa situazione hanno difficoltà a portare un pasto a tavola".

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