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Quando l'autonomia amministrativa rappresenta un valore

Sono trascorsi 73 anni dalla "separazione" da Cagliari
il palazzo civico di selargius (foto l unione sarda)
Il Palazzo civico di Selargius (Foto L'Unione Sarda)

Un'autonomia matura. Sono trascorsi 73 anni dal 22 aprile 1947, giorno in cui - con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale - a Selargius si festeggiò la storica riconquista dell'autonomia da Cagliari. Storica perché fu la prima città, e per molto tempo l'unica, a riaverla, dopo diciannove anni di sudditanza al capoluogo regionale. Basta guardare appena oltre i confini urbani per capire che cosa significhi riconquistare l'autonomia: a Monserrato hanno dovuto attendere il 1991 prima di affrancarsi, con un referendum plebiscitario, dalla città madre, ma in cambio della Piana di San Lorenzo. Negli stessi anni ha l'ha riconquistata anche Elmas. Quartucciu è rimasta sotto la dipendenza del capoluogo regionale fino al 1983. Selargius, invece, la rivendicava già all'epoca del regime, quando era davvero il centro a maggiore vocazione agricola di tutto il Cagliaritano e i suoi contadini rifornivano dei prodotti della terra i mercati civici della città.

Tonino Melis, storico sindaco di Selargius (Foto L'Unione Sarda)
Tonino Melis, storico sindaco di Selargius (Foto L'Unione Sarda)

LA CONQUISTA. Sono rimasti pochi testimoni di quella conquista, che "sanò" una privazione, cui i selargini, nel 1928, quando al Comune c'era il commissario prefettizio Giuseppe Bande, e a Roma il duce Benito Mussolini, si adeguarono senza mai rassegnarsi. La frazione venne affidata al delegato del podestà Efisio Salis, sostituito poi da Ettore Cara, e dal 1931 da Pietro Gallus, in carica sino al 1943, ricordato come "su podestadi becciu". A differenza di Monserrato, in quegli anni la città non venne bombardata. Ma partecipò alla guerra con i suoi soldati: su tutti Virgilio Porcu, generale dell'Aeronautica, che si salvò per miracolo sui cieli di Tobruk nel 1942. A guerra finita ottenne l'incarico di costituire la scuola di volo di Elmas e dal 1960 ricoprì l'incarico di vicecomandante e di comandante della base di Decimomannu.

I SINDACI. Dopo la Liberazione, Selargius dovette aspettare altri due anni prima di riaffrancarsi dalla città madre. Il primo sindaco fu Lazzaro Gallus (1947-1952) a capo di una giunta di Sinistra. Seguirono Antonio Ligas (1952-1957), Matteo Dentoni (1956-1970) Eugenio Schirru (1960-1965), Celestino Badas (1965-1967), Antonio Ligas (1967-1970), Eugenio Schirru(1970-1972), Adriano Secci (1972-1975), Eraldo Cocco (1975-1980), Raffaele Gallus (1980-1982), Antonio Maxia (1982-1985), Tonino Melis (1985-1990), Efisio Aste (1990-1992), Giulio Melis (1992-1994), Efisio Cordeddu (1994), Tonino Melis (1994-1998), Ilario Contu (1998-2002), Mario Sau (2002-2007), Gian Franco Cappai (2007-2017). E' attualmente in carica, alla guida di una coalizione di centrodestra, Gigi Concu (dal 2017).

I POLITICI. In 73 anni il paese si è trasformato in una città con mille esigenze. Le tensioni politiche sono state la costante dell'ultimo ventennio. Ma molti sindaci sono diventati leader politici di primo piano (Adriano Secci è stato per due legislature consigliere regionale, Raffaele Gallus vanta una lunga militanza da presidente della Provincia). In tempi più recenti sono stati eletti altri due consiglieri regionali, il diessino Nazareno Pacifico e il forzista Mariano Contu (tra l'altro assessore al Lavoro nella Giunta Cappellacci), diversi consiglieri provinciali al tempo degli enti intermedi. Infine, la città ha espresso un deputato, il forzista Salvatore Cicu, sottosegretario al Tesoro e alla Difesa nei Governi Berlusconi. Cicu è stato anche europarlamentare. NUOVI VALORI. A Selargius è aumentato il numero dei diplomati e dei laureati, l'economia è florida nonostante la fase di stallo in cui versa l'edilizia, molti professionisti hanno fatto di Selargius la sede delle loro attività. Insomma, quella che può sembrare una lontana conquista, ha contribuito alla crescita socioculturale di una comunità che ora recita un ruolo da protagonista nel contesto della città metropolitana. Segno che un'autonomia amministrativa compiuta, anche se in un contesto fortemente urbanizzato e polarizzato sul capoluogo, può ancora rappresentare un valore.

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