Eravamo ancora mezzo impigliati nella pandemia, l’idea di una piazza virtuale dove incontrarci per svago e per lavoro sembrava la soluzione perfetta. “Sarà il nuovo Internet”, dicevano tutti e ripetevamo un po’ tutti, scimmiottando chi sembrava avere la vista più lunga. La forza della comunicazione di una sola azienda (quella di Mark Zuckerberg) aveva convinto tutto il mondo, o quantomeno quello occidentale, che non avremmo avuto altra scelta se non diventare, al più presto, cittadini del Metaverso.

E poi cos’è successo? A distanza di pochi anni, del Metaverso non si parla quasi più e Zuckerberg – che addirittura aveva ribattezzato Meta la sua società più importante, cioè Facebook – sta valutando tagli del 30 per cento al budget della divisione Reality Labs, che doveva tracciare la strada verso il mondo nuovo. Dall’ottobre del 2021, data di nascita di Meta, si calcola che le perdite in questo ramo d’azienda siano di circa 70 miliardi di dollari. Appena Bloomberg ha ipotizzato i tagli, il titolo di Menlo Park si è subito rianimato in Borsa: segno che anche gli investitori ormai credono poco al Metaverso.

La nuova concorrenza

Di sicuro l’irrompere sulla scena dell’intelligenza artificiale ha fatto ombra al sogno di Zuckerberg e spostato molte delle attenzioni nel campo delle nuove tecnologie. Ma è evidente che l’idea del Metaverso sconta soprattutto le proprie debolezze intrinseche. Doveva essere un ambiente virtuale in cui far confluire riunioni di lavoro, socializzazione, acquisti e tutto il resto. Ma per simulare l’incontro fisico servono ingombranti visori che immergono in un ambiente tridimensionale e isolano dal mondo circostante, per molti utenti un’esperienza poco piacevole. Zuckerberg ci sta lavorando da molto tempo, da quando nel 2014 acquistò la società Oculus Rift del giovanissimo genietto Palmer Luckey, che da solo e senza mezzi era riuscito a creare un visore nettamente più avanzato dei precedenti tentativi. Ma a quanto pare i risultati finora non sono stati soddisfacenti. Ed è ancora più lontano da venire, almeno quanto all’utilizzo comune, il perfezionamento degli altri dispositivi (come i guanti) che dovrebbero completare l’esperienza sensoriale. Inoltre, la promessa che il Metaverso sarebbe stato un ambiente unico per ora non è stata realizzata, essendo ancora frammentato in diverse piattaforme che non dialogano tra loro.

Mark Zuckerberg, presidente di Meta Platforms
Mark Zuckerberg, presidente di Meta Platforms

Mark Zuckerberg, presidente di Meta Platforms

Per tutte queste ragioni, il numero di utenti del prodotto di Meta è sempre rimasto abbastanza deludente. Il picco è stato raggiunto nel 2022 a quota 280mila: per dare un’idea, Facebook e Instagram (entrambi di Mark Zuckerberg) viaggiano sui tre miliardi. Nel 2023 erano calati a circa 200mila, dopodiché Meta ha smesso di rendere pubblico questo dato.

Gli scenari

Ufficialmente comunque il progetto Metaverso non verrà abbandonato, e non è detto che sia un’affermazione puramente di facciata: nel campo tecnologico già altre volte abbiamo visto che idee premature sono state bocciate in maniera altrettanto prematura, salvo poi vederle riemergere tempo dopo. È il caso di Internet sul cellulare: agli inizi del secolo il marketing della telefonia lo spacciava come un’opportunità già concreta, in realtà i dispositivi non erano ancora pronti. Ma non c’è bisogno di sottolineare quanto fosse in errore chi allora definì un’utopia il cosiddetto “Internet in piedi”, ossia senza l’ausilio di un computer da tavolo.

Anche ora, non si può escludere che tra qualche anno l’evoluzione tecnica possa rendere più facile la frequentazione del Metaverso. Nel frattempo, comunque, potrebbero funzionare dei progetti meno ambiziosi e più specifici, magari in ambito lavorativo: se da un lato non siamo ancora pronti per socializzare con gli ologrammi, potremmo però trovarli utili, per esempio, per un consulto medico con uno specialista che esercita in un posto lontano. Già oggi alcune aziende sanitarie sono presenti nel Metaverso. Ma la casistica potrebbe essere assai lunga.

E poi c’è il ruolo dell’intelligenza artificiale generativa, che da nemica del Metaverso potrebbe diventare, almeno in parte, un’alleata. La stessa Meta sembra ora indirizzata a sviluppare, più che la realtà virtuale, quella aumentata, in cui elementi virtuali si aggiungono al contesto reale, senza escluderlo: gli occhiali realizzati insieme a Ray-Ban sono un passo in tal senso. Inizialmente servivano soprattutto a scattare foto o rispondere al cellulare utilizzando solo i comandi vocali, ma con l’assistente AI integrato sarà possibile chiedere traduzioni in tempo reale, ottenere informazioni quando ci si trova davanti a un edificio o un monumento, e tante altre applicazioni di questo tipo. È ancora presto per dire che gli occhiali a realtà aumentata sostituiranno completamente i visori oggi necessari per il Metaverso, ma è chiaro che stiamo assistendo a un’evoluzione continua e in gran parte imprevedibile. Di sicuro, nel frattempo diventerà sempre più cruciale l’intelligenza artificiale: e gli ingenti investimenti che ora Meta ha avviato su questo aspetto fanno capire che Zuckerberg non rinuncerà a giocare un ruolo da leader anche nell’IA. Con o senza Metaverso.

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