CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

il ricordo

La libertà soffocata dei nuoresi nei lager nazifascisti

Su oltre 1500 partigiani sardi, sono una cinquantina quelli nati a Nuoro
antonio mereu (foto l unione sarda)
Antonio Mereu (foto L'Unione Sarda)

Partigiani, deportati politici e militari internati nei campi di prigionia. La seconda guerra mondiale e l'opposizione al regime nazifascista produssero, tra i protagonisti della Resistenza, tre categorie di militanti. Tanto chi indossò le vesti del combattente, quanto chi quelle del prigioniero, tutti comunque furono assimilati alla folta schiera delle vittime predestinate. Lungo questo triplice filone identitario si è dipanato il fil rouge dell'incontro "Vivi e presenti con noi - nuoresi nella Resistenza", promosso dall'Istituto per la storia dell'antifascismo e dell'Età contemporanea nella Sardegna centrale, tenutosi ieri nella sala consiliare del Comune di Nuoro.

I PARTIGIANI - Su una platea di oltre millecinquecento partigiani sardi, quelli nati a Nuoro risultano essere, allo stato, cinquanta. A rivelare il dato, incastonato in due ponderose relazioni, sono stati il direttore e il presidente dell'Istasac, l'ente organizzatore dell'iniziativa, Aldo Borghesi e Marina Moncelsi. Entrambi hanno precisato quanto, al pari dei deportati, "provenissero da esperienze diverse: non solamente sbandati, ma anche militari in servizio permanente effettivo, indotti alla scelta dell'attivismo da variegate motivazioni politiche". Un dato è emerso con chiarezza: la falange nuorese è molto più vasta di quella finora stimata. Ai già noti (Antonio Mereu, Francesco Piredda e Giovanni Delogu) va aggiunta una lunga sequela di combattenti misconosciuti, emersa spulciando gli archivi, tra i quali Pasquale Sotgiu, Salvatore Angelo Porcu, Claudio De Fenu, Ignazio Ticca e Pasquale Piquereddu.

I DEPORTATI - Questa classe, in cui in qualità di oppositori politici, ufficiali antifascisti e militari carcerati si annoverano coloro che vennero trasferiti in campi di sterminio o di lavori forzati, è composta da poco più di trecento esiliati sardi. Molti di loro vennero prelevati dalla Francia, dove si erano rifugiati, e da qui segregati in lager (tra cui quello di Mauthausen). I nuoresi che subirono tale sorte finendo là i loro giorni furono due: Sebastiano Selloni nato il 26 gennaio 1908 e morto il 29 maggio 1945 (detenuto a Peschiera, deportato due volte a Dachau, con un breve intermezzo a Natzweiler) e Giovanni Urano, su cui le ricerche biografiche sono ancora in corso.

GLI INTERNATI - È il raggruppamento sul quale meno si è indagato, in Sardegna nessuna ricerca è stata effettuata. L'unica, condotta da Marina Moncelsi, si è focalizzata sulle classi di leva. È emerso che i nuoresi nati tra il 1916 e il 1922 e internati in campi nazisti furono una trentina; a questi vanno aggiunti quanti appartenevano all'esercito come militari in servizio permanente effettivo, carabinieri o finanzieri.

Due i nuoresi morti nei lager: Savino Piras, nato il 25 ottobre 1911 e morto nel campo di Kassel il 19 aprile 1944, e Antonio Solinas, nato il primo gennaio 1921 e spirato il 29 febbraio 1944 nel campo di Neraida, in Grecia.

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