CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

inchiesta

Consiglio regionale, indagato De Giorgi: voto di scambio

Avrebbe promesso un lavoro agli elettori
il consiglio regionale e nel riquadro valerio de giorgi (l unione sarda)
Il Consiglio regionale e, nel riquadro, Valerio De Giorgi (L'Unione Sarda)

Promesse di lavoro in cambio di una croce sul proprio nome nel segreto dell'urna. In sintesi: voto di scambio. È il reato contestato dalla Procura di Cagliari al consigliere regionale Valerio de Giorgi, 56 anni, nato a Tricase in provincia di Lecce ma residente a Quartucciu, eletto nell'ultima tornata elettorale con Fortza Paris, componente del Gruppo misto, presidente della terza commissione (programmazione, bilancio, contabilità, finanza e tributi, demanio e patrimonio), ispettore della Guardia di Finanza. Secondo quanto ipotizzato in un esposto depositato al terzo piano del Palazzo di giustizia del capoluogo, avrebbe assicurato un aiuto a più persone in vista del rinnovo dell'assemblea regionale sarda nel 2019. Il fascicolo è nelle mani del pubblico ministero Giangiacomo Pilia, che ha ordinato alla stessa Finanza di eseguire specifici approfondimenti e disposto l'acquisizione di documenti in Consiglio regionale: iniziativa portata a termine venerdì e all'origine della scoperta dell'inchiesta.

La Finanza in Consiglio

La presenza dei militari delle Fiamme Gialle infatti non è passata inosservata, come la notifica nelle mani dell'esponente politico dell'ordine di esibizione emesso dagli inquirenti, che si muovono con la massima cautela. Secondo l'attuale ricostruzione, ancora da approfondire in numerosi aspetti, De Giorgi avrebbe cercato appoggi nel territorio di competenza contattando persone alle quali avrebbe promesso di trovare un lavoro in cambio del loro aiuto elettorale. Vero? Falso? L'inchiesta è appena all'inizio - è stata avviata poco più di un mese fa - e gli investigatori stanno cercando riscontri.

Le testimonianze

Uno dei primi passi è stato contattare le persone avvicinate dal consigliere (nell'esposto si facevano i loro nomi) per avere conferma o meno della notizia di reato. Alcuni avrebbero ammesso, ma così facendo si sono "auto accusati" e a quel punto il contenuto delle dichiarazioni rese in qualità di testimoni non ha più valore, perché diventando di fatto indagati devono essere sentiti in presenza di un avvocato. Così ora servono necessariamente riscontri esterni, e si deve considerare anche che quei posti di lavoro promessi non sarebbero comunque arrivati.

«Accuse infondate»

Apparentemente sereno il diretto interessato, che all'Unione Sarda spiega: «È un'ipotesi assolutamente infondata, ma sono a completa disposizione della magistratura. È giusto si indaghi e si faccia luce su qualsiasi ombra». L'avvocato difensore Massimiliano Ravenna ribadisce la «massima fiducia nella Procura, siamo convinti di riuscire a risolvere la vicenda in tempi brevi».

Andrea Manunza

Francesco Pinna

© Riproduzione riservata

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