CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

inchiesta

Sentenza del Tar Sardegna: stop al gigante dell'eolico

Il progetto respinto prevedeva pale alte 180 metri
una delle pale previste nel progetto della erg (l unione sarda)
Una delle pale previste nel progetto della Erg (L'Unione Sarda)

Volevano piazzare una selva di pale eoliche alte 180 metri, come sessanta piani di un grattacielo, tra un Nuraghe e l'altro, tra Tombe dei Giganti e paesaggi mozzafiato tra Nulvi e Ploaghe. Volevano conficcare le ciclopiche vette d'acciaio a ridosso del panorama della monumentale Basilica di Saccargia, del Castello Doria e del Castello Malaspina ad Osilo. Il Tar Sardegna ha detto No. Una sentenza durissima, appena pubblicata, che, ancora una volta, riafferma il primato del paesaggio e dell'identità del patrimonio storico e archeologico della Sardegna.

No al colosso del vento

A finire sotto le maglie dei giudici amministrativi di Cagliari questa volta è il numero uno dei colossi dell'eolico in Italia. Il progetto è marchiato Erg, la multinazionale, a cavallo tra vento e petrolio, che da tempo ha messo sotto attacco il nord dell'Isola. Ministero dei beni culturali, Regione sarda e Soprintendenza si erano opposti al progetto. I signori del vento si erano rivolti al Tar Sardegna per ribaltare il diniego. Il verdetto dei magistrati è stato puntuale e senza fronzoli: ricorso respinto perché infondato. I procacciatori di vento e incentivi avevano proposto di trasformare la foresta eolica esistente di "piccola taglia", in un parco di "grossa taglia". Un'operazione che volevano far passare come un maquillage dell'impianto che dal 2004 si erge in quello scenario. In alcuni frangenti hanno pure pensato di far intravvedere ai giudici una convenienza ambientale nel "riammodernare" il vecchio impianto. In realtà il piano di Erg era un vero e proprio assalto al paesaggio e al cuore pulsante dell'archeologia nuragica e non solo del nord Sardegna.

Nuraghi sotto attacco

A repentaglio finivano, secondo i pareri di Soprintendenze e Ministero dei beni culturali, una miriade di beni identitari e archeologici diffusi in tutto l'areale come se fossimo dinanzi ad uno straordinario museo a cielo aperto. I progettisti di questa invasione d'acciaio avevano argomentato senza pudore: il progetto è un mero repowering e non si tratta di un "nuovo" impianto eolico. Per giunta avevano messo nero su bianco la loro valutazione del sito: si tratta di un'area non vergine. Tesi smontata punto per punto dai Giudici: non c'è nulla del vecchio impianto, si tratta a tutti gli effetti di un nuovo progetto di parco eolico di grande taglia radicalmente diverso e ben più invasivo. I giudici non si perdono in chiacchiere: il progetto passa da 51 a 27 pale ma l'altezza triplica rispetto ai precedenti aerogeneratori. Prima erano pale da 76 metri nel nuovo progetto diventavano di 180 metri. E si triplicava anche la potenza elettrica passando da 43 megawatt a 121,50. Altro che ristrutturazione e ammodernamento.

Triplicare i guadagni

Per la Erg si trattava non solo di triplicare le altezze delle precedenti pale d'acciaio ma soprattutto di moltiplicare i guadagni. Da un incasso di incentivi pubblici di sei milioni di euro con il vecchio impianto, la multinazionale sarebbe arrivata a mettersi in tasca la bellezza di 17 milioni di euro all'anno di regali di Stato per far girare le proprie pale con il vento di Sardegna. Incentivi che durano minimo vent'anni e che avrebbero riempito la cassaforte di Erg con 341 milioni di euro complessivi. Qualche elemosina ai Comuni e paesaggio segnato per sempre, come scrivono i togati nella sentenza appena depositata nella cancelleria del Tribunale di Piazza del Carmine a Cagliari. Il Collegio giudicante, Presidente Francesco Pisano, Giudice Gianluca Rovelli e Giudice estensore Grazia Flaim, è stato più chiaro del solito. «Il nuovo progetto - scrivono i Giudici - ha evidenziato elementi di alterazione non compatibile con la conservazione dei valori tutelati». Gli aerogeneratori proposti, secondo la sentenza, sono risultati «fuori scala rispetto alla morfologia del paesaggio, presentando un grado di incidenza assai maggiore rispetto all'impianto esistente».

Lesivo e incompatibile

Per il Tribunale a respingere il progetto non è stata la sola definizione di "aree non idonee" prevista dalla mappa regionale ma soprattutto perché «lesivo e non compatibile, considerato il fortissimo impatto che l'opera avrebbe avuto sul tessuto insediativo antico. In particolare per la sua capacità di incidere ed alterare in modo negativo la percezione dell'area interessata, caratterizzata da un'altissima densità di beni culturali/paesaggistici anche di tipologia archeologica». Nuraghi, paesaggio e ambiente, ancora una volta, hanno fermato i Signori del vento.

Mauro Pili

© Riproduzione riservata

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