CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

L'INCHIESTA

Fanghi pugliesi in Sardegna: scattano multe da cinque milioni

Un macigno senza precedenti inferto ad un sistema che da 18 mesi stava scaraventando in terra sarda una valanga di fanghi fognari proveniente dai depuratori gestiti dell'ente idrico della Puglia

Al numero 36 di via Salvatore Cognetti, nel cuore di Bari, sede dell'Acquedotto Pugliese, a due passi dallo storico teatro Petruzzelli, il postino stamane non suonerà il campanello. Questo non significa che nel quartiere generale dei produttori di fanghi fognari destinati alla Sardegna non riceveranno posta. Quando i dirigenti del colosso idrico del tacco dello Stivale entreranno in ufficio non dovranno far altro che aprire la posta elettronica certificata. Missiva pesante quella che troveranno in rete. Mittente la Provincia di Sassari, settore Ambiente dell'ente intermedio del nord Sardegna.

Posta esplosiva

Il contenuto è esplosivo. Multa da un milione e seicentomila euro. Un macigno senza precedenti inferto ad un sistema che da 18 mesi stava scaraventando in terra sarda una valanga di fanghi fognari proveniente dai depuratori gestiti proprio dai signori dell'ente idrico della Puglia. Un colpo durissimo con tanto di sanzioni e contestazioni, con epilogo penale, visto che la partita non si può chiudere con la sola ammenda amministrativa. Quello che la Provincia di Sassari ha assestato al sistema dei rifiuti provenienti dalla penisola non è solo un siluro economico finanziario, ma rischia di tradursi in un vero e proprio terremoto giudiziario. La posta per l'acquedotto pugliese è consistente: sotto accusa prove inattaccabili che, messe nero su bianco, hanno scoperchiato qualcosa di più di un semplice documento sbagliato. La sanzione è secca: 3mila e 100 euro per ogni formulario omissivo. Ad essere finiti sotto attacco sono 18 mesi di carichi, 1000 formulari di rifiuti. Una sorta di libretto di circolazione dei fanghi fognari e dei rifiuti che si mettono in movimento. La norma, la 152 del 2006, il codice ambientale, all'art.258 comma 4 è severa come non mai. Quando è stata promulgata da combattere c'era il traffico illecito dei rifiuti che stava mettendo sottosopra le regioni del sud Italia e non solo, dalla Campania alla Calabria, Puglia compresa.

Procure e certificati

Per consentire ai Tribunali di controllare e mettere sotto la lente il grande movimento di rifiuti clandestini fu imposta una legge severissima. Una virgola sbagliata nel trasporto di queste sostanze inquinanti e la sanzione scatta immediata. I dirigenti di Piazza Palazzo a Sassari sono andati al sodo. Hanno puntato direttamente su 500 formulari manifestamente fuorilegge: multa da un milione e 600mila euro. Uno dei punti chiave è il peso dei fanghi. Tutti lievitati in quantità e guadagno. I funzionari della Provincia si sono limitati a contestare la differenza di peso superiore di 1000 chilogrammi tra il carico in partenza e quello in arrivo. Camion che partivano dalla Puglia con 28 tonnellate di fanghi e arrivavano sulla pesa della discarica della Siged di Scala Erre a Sassari con 40 tonnellate. Volumi incrementati all'ennesima potenza in un viaggio infinito tra l'acquedotto pugliese e la Sardegna. In quei "Fir" di viaggio, Foglio Identificativo Rifiuti, si sono dimenticati per centinaia di volte di indicare il porto di partenza e quello di arrivo, si sono scordati di registrare tempi di percorrenza e soste. E qualche volta le fermate le hanno pure segnate, illegali, visto che qualcuno, non ben istruito, ha persino registrato che lungo il percorso si caricavano e mischiavano altri fanghi.

Buchi neri

Tutto scritto negli atti che la provincia di Sassari ha "sequestrato" e messo sotto esame. Indicazioni mancanti e omesse, ma soprattutto tempi biblici che intercorrevano dal carico del camion all'arrivo in discarica. Buchi temporali di 40 giorni tra la partenza e l'arrivo. Elementi che la provincia non ha potuto contestare, la competenza è tutta penale. La domanda, però, batte in quelle fermate sconosciute: dove si sono fermati quei camion diretti in Sardegna e per quale motivo? Di certo è roba da Procura della Repubblica. Se stamane all'acquedotto pugliese si sveglieranno di soprassalto non sarà diverso l'impatto sul proscenio di Pompei, a due passi da Torre del Greco, in provincia di Salerno, nel comune di Angri. A ricevere la seconda pesante missiva di Antonio Zara, il coraggioso dirigente della Provincia di Sassari che sta mettendo a soqquadro il sistema dei rifiuti proveniente dal resto d'Italia, è la Transisole, la potentissima società di trasporti, che dalla Puglia alla Campania, dalla Sicilia alla Sardegna domina le quattroruote con tanto di carico pesante. Gran parte di quel fiume di fanghi fognari arrivano in Sardegna, da nord a sud dell'isola, con i rimorchi e i trattori marchiati Angri. Diciotto mesi di sali e scendi, navi in partenza da mezza Italia, da Napoli a Civitavecchia, da Livorno a Salerno. Uno scacchiere movimentato da tratte e rotte sempre diverse, però, con un'unica meta: la Sardegna.

Da nord a sud

Trasporti documentati dalle immagini che pubblichiamo lungo la SS. 131, da Cagliari a Sassari, dalla SS. 130 sino alla pedemontana verso Carbonia, passando per Macomer sino a Magomadas. La via dei fanghi fognari extraregionali in terra di Sardegna per quasi due anni non ha conosciuto sosta, riempiendo a dismisura discariche e approvvigionando impianti di riciclo, poi sequestrati dalla Procura oristanese, vedasi il caso di Magomadas. Transisole dalla Campania ha gestito, quasi in regime di esclusiva, quel trasporto e alla fine è la società che paga di più per il trasporto di quel putrido carico. Gli amministratori della società ai confini con la lava di Pompei dovranno sborsare alla provincia di Sassari non meno di un milione di euro. Anche per loro vale il conteggio riservato all'Acquedotto Pugliese. Tremila e cento euro per ogni formulario errato o omissivo. La differenza di multa con l'acquedotto pugliese è legata al fatto che la società salernitana non ha fatto il 100% dei trasporti. E, infine, a svegliarsi con la posta elettronica carica di sanzioni da pagare sarà anche Antonio Marras, l'amministratore della Siged, la società che gestisce l'impero di Scala Erre, la discarica che, secondo gli avvocati della Provincia di Sassari, si limita a sotterrare i rifiuti provenienti direttamente dalla Puglia.

Quantitativi spaventosi. Ne vengono contabilizzati solo nella discarica alla periferia di Sassari, nella direttrice per Porto Torres, 30 mila tonnellate. Per la società che si è rivolta al Tar per liberalizzare l'arrivo di questi rifiuti extraregionali c'è da sborsare un vero e proprio capitale, la bellezza di un milione e ottocentomila euro. L'ammontare complessivo delle sanzioni elevate dall'ente intermedio per l'operazione stop rifiuti dal continente sfiora la ciclopica cifra di cinque milioni di euro.

Gambe all'aria

Un colpo che rischia di mandare gambe all'aria quel mercato dei rifiuti finito dritto dritto nelle mani delle Procure di mezza Sardegna. Certamente lo è nelle mani dei Pm di Sassari che hanno avuto direttamente dalla Provincia le prove di quanto stava succedendo nella discarica del nord dell'isola, e certamente è nelle mani della Procura oristanese che è già intervenuta pesantemente con il sequestro dell'impianto di trattamento rifiuti di Magomadas. In ballo ci sono 50mila tonnellate di fanghi fognari che la Puglia vorrebbe continuare ogni anno a sotterrare nelle discariche sarde più accondiscendenti a ricevere quei rifiuti. Tariffari e impianti localizzati tra il nord e il sud della regione sono messi nero su bianco dall'Acquedotto Pugliese. Pubblichiamo lo stralcio del documento con il quale la società di Bari ha stabilito compensi milionari e destinazione: impianti localizzati in Sardegna. Il blitz della Provincia di Sassari ora squarcia, in modo decisivo, il sistema che stava trasformando l'Isola in una vera e propria cloaca per rifiuti "continentali". Nelle prossime ore si attende la pronuncia del Tar per bloccare l'arrivo nell'isola di quei rifiuti, ma sul traffico dei fanghi fognari verso la Sardegna le Procure sarde hanno già puntato occhi e acceso riflettori.

Mauro Pili

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