CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

CAGLIARI

Al telefono col marito la donna investita sulle strisce pedonali

"Ho sentito un rumore, un tonfo e qualcuno che diceva 'l'ha presa'"
maria consolata bartocci e il marito alessandro carta (l unione sarda)
Maria Consolata Bartocci e il marito Alessandro Carta (L'Unione Sarda)

«Ero al telefono con lei. Stava andando al lavoro ed era allegra, come sempre. Poi ho sentito un rumore, un tonfo. Il silenzio è stato rotto da alcune voci. C'è chi gridava "l'ha presa, l'ha presa", e chi diceva "signora apra gli occhi". Ho capito subito che era successo qualcosa di grave. Ho preso l'auto: da Capoterra ho raggiunto via Della Pineta a Cagliari, ma non c'era più nessuno. Ho chiesto al 118 e mi hanno detto che mia moglie era al Brotzu. Ho pregato e sperato fino all'ultimo che sopravvivesse, lei così minuta ma così forte. Infine è arrivata la telefonata dall'ospedale che ha trasformato la mia vita in un incubo».

La tragedia

Alessandro Carta, tipografo di 51 anni, non ha più lacrime. La moglie, Maria Consolata Bartocci, anche lei 51 anni, è morta ieri mattina nel reparto di rianimazione del Brotzu. Troppo gravi le lesioni riportate lunedì mattina verso le 7.30: un'auto pirata l'ha investita mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali. Il conducente si è allontanato senza fermarsi. Il giorno dopo è stato identificato dagli agenti della Polizia locale di Cagliari: l'87enne è stato denunciato. Ora, con la morte della donna, dovrà rispondere di omicidio stradale. «Cosa posso dire?», commenta Carta. «Può capitare a chiunque di avere un incidente o investire qualcuno. Ma perché scappare? Perché non fermarsi? Quando ritorni a casa e vedi la tua auto ridotta in quel modo non pensi a quello che hai fatto»? Poi aggiunge: «Non so chi sia questo signore. Ma mi chiedo solo se fosse nelle condizioni di guidare. Chissà se la stessa domanda se l'è fatta chi gli ha rinnovato la patente».

Il calvario

Alessandro Carta non riesce più a dormire. «Ho sempre in mente le sue ultime parole e poi quel tonfo. Aver sentito tutto è un incubo da cui sarà impossibile uscire. Provo un dolore fisico insopportabile». La moglie, come tutte le mattine, aveva raggiunto in autobus la zona dell'Amsicora. «Da vent'anni faceva la colf nell'abitazione di una famiglia. Sono tutti disperati: per loro era una di casa», racconta il tipografo. Durante questi tre giorni di calvario ha vissuto fortissime emozioni: «Il primo giorno è stata sottoposta a due delicati interventi. Martedì mi hanno detto che non c'erano praticamente speranze. Il giorno dopo invece c'è stato un lieve miglioramento. Poi la telefonata: "ci dispiace, non ce l'ha fatta"».

Generosa e buona

Sposati da vent'anni, si sono trasferiti alla Residenza del Sole. «Con tanti sacrifici ci siamo comprati casa. Abbiamo superato insieme tante difficoltà e problemi». Non hanno figli: «Ora», dice quasi sottovoce Carta, «posso dire per fortuna. Avrebbero dovuto vivere la tragedia di perdere una madre così giovane». Si sono conosciuti da bambini: «I nostri genitori facevano i panettieri. Noi vivevamo alla Marina, loro a Sant'Elia: andavamo al mare insieme. Poi ci siamo un po' persi, per ritrovarci da giovani tramite amici in comune. È stato il classico colpo di fulmine». A 51 anni si ritrova a piangere la morte della moglie, avvenuta in un modo tremendo. «Era una gran lavoratrice, tosta e decisa. Generosa e disponibile. Era ben voluta da tutti: e non lo dico perché sono di parte. La mia vita è sconvolta, distrutta».

Matteo Vercelli

© Riproduzione riservata

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