CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

Dalla prima pagina

Giovani sardi senza paura: il commento di Andrea Mereu

"Andiamo controvento. Spingiamoci dove chiede il mondo. Il capitalismo è un'impresa da ingaggiare"
andrea mereu (archivio l unione sarda)
Andrea Mereu (archivio L'Unione Sarda)

Fermate il mondo, voglio salire. A terra, mi sembra d'impazzire. Vorrei una continuità territoriale con il globo. Altro che Mediterraneo! Vorrei sentirmi un apolide con un piede ben saldo sull'Isola che amo. In fondo, non sarebbe male.

Le transumanze umane potrebbero davvero salvare l'economia sarda. Se penso che Londra disti, in tempo, quanto un'avventurosa tratta in auto fra Olbia e Cagliari, mi domando perché non si strizzi l'occhio a Copenaghen, Oslo, Göteborg o Tallinn. Andata e ritorno. Lavoratori pendolari. Capitali a un tiro d'ali, cui il prezzo del biglietto varrebbe certamente l'azzardo di una nuova era professionale. L'emigrazione diventerebbe l'opinione di chi vive nel passato. Un giovane troverebbe l'agio di toccare il cielo con un dito. Perché subire il disagio di una posizione incerta, per giunta, malamente pagata? Si potrebbe trovare se stessi già con una borsa in spalla. Felici. Ci si sposterebbe il tempo necessario a farsi le ossa, raccogliere le idee. Poi si tornerebbe indietro con un bagaglio d'iniziative concrete.

Non si può stare sul chi vive aspettando un contributo regionale a scartamento ridotto. Diciamocelo chiaro, il lavoro a contratto è un treno passato di moda. È una parola messa in soffitta con la valigia di cartone. Smettiamola di biasimare chi patisce la mancanza d'occasione. Il mondo vola. Si porta dentro una tasca. Il mercato sottopone una formula che si scontra col diritto irrefutabile a realizzare se stessi in tutti gli ambiti individuali. Dagli agi materiali ai sentimenti.

La complessa evoluzione della società mette davanti a bisogni, talvolta particolari, per i quali è necessario garantire il diritto all'espressione. Perché rifugiarsi nella compassione o nella tolleranza? Perché rinunciare a una forma d'amore per timore di sentirsi esclusi? Perché accettare il prezzo di un ricatto quando il costo irrisorio del biglietto può condurre dove ci si sente tutelati?

Ci sono le prove ovunque. Fuori, la realtà concorre a realizzare i desideri. E c'è una bella differenza - credetemi - a servire ai tavoli di Hampstead Heat o fare le pizze a Canary Warf. In quei luoghi le ambizioni concorrono con le possibilità oggettive di affrancarsi dalla paura. La paura è il male endemico della Sardegna. E non c'è impresa coraggiosa che infine non soccomba a causa del contagio. C'è davvero poco agio a esprimere se stessi sentendosi continuamente repressi. Dalla morale, dalla diffidenza. Dall'impotenza di realizzarsi appieno. La politica è solo un paravento buono con qualsiasi tempo.

Smettiamo pure di invocare la panacea della zappa. La salvezza non passa certo per un manico di legno. La schiena curva era una cura abbandonata già dagli anni Sessanta del secolo scorso. Roba da rimetterci i reni e i sogni. Oggi, il primo solco d'aratro si porta dietro una burocrazia che metterebbe in fuga perfino Ercole e Sisifo. Un'idea, seppure buona, s'imbatte presto con l'inferno delle marche da bollo e dei "torni martedì". Si fa prima a ottenere un visto per l'Australia.

Correre a vedere come funziona il mondo sottosopra. Oggi qui, domani là. Dopodomani sull'Isola per creare un'impresa. Senza transitare negli uffici incompetenti. Con un solo dito si vola a Singapore e si risponde alla mail di un manager canadese. L'Isola è rimasta l'avamposto dove l'emigrato ormai attempato torna per rivivere il passato. E chi resta, rischia di impazzire per non essersi destato in tempo per capire cosa fare nella vita.

Andiamo controvento. Spingiamoci dove chiede il mondo. Il capitalismo è un'impresa da ingaggiare. Non si può stare a contemplare le poiane invocando un lavoro stagionale.

Volete una scommessa? Dimenticate l'età. Toccate con mano. Andate dove il censimento umano permette di misurarsi ad armi pari. È un'epoca così precaria di talenti. Ci si costringe troppo presto a cercare emolumenti da chi, infine, non sarebbe capace di legare le scarpe a un povero.

Ci vorrebbe una bella ventata d'ispirazione. Leverebbe l'incrostazione del "non faet" e del "tropu tradu".

Conosco personalmente decine di inglesi che verrebbero a svernare volentieri nei piccoli paesi abbarbicati. Intimoriti però dai servizi scadenti e da una propaganda affatto seducente. Porterebbero il loro animo giocondo, i loro contatti variegati, tutti quegli atti che concorrono a rendere un luogo piacevole e desiderabile. Non ultimo un buon conto mobile da investire in loco.

Sia chiaro. Non c'è alcuna crisi economica imminente. La crisi è sempre stata sul punto di avventarsi. Tale e quale. Un fantasma col lenzuolo. Siamo così abituati ad essa che la tristezza dell'emigrato si esprime nei bei ricordi dei tempi poveri. Facciamo buon viso. All'improvviso.

Mia figlia è trilingue. Sardo, inglese, italiano. Ciascuna con accento proprio. Viaggia dal terzo mese di vita. Affronta le cose con un piglio che le invidio. Perché dimenticarlo? Non dobbiamo farlo se non ci piace. Se amiamo però, qualcuno, qualcosa, noi stessi, dobbiamo essere disposti a tutto. Non si è mai sognatori troppo vecchi per diventare audaci. All'improvviso.

Andrea Mereu

(Operatore culturale a Londra)

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