Assoluzione sollecitata per i docenti, gli assegnisti, i ricercatori universitari. Undici in tutto, imputati a Sassari a vario titolo per falso ideologico, turbata libertà degli incanti, turbativa d’asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

In un processo arrivato nel capoluogo turritano come costola dell’inchiesta nazionale, partita dalla procura di Firenze e condotta dalla guardia di Finanza, risalente al 2016-2019, che ipotizzava bandi pilotati e cattedre spartite negli atenei. Il presunto sistema corruttivo avrebbe trovato terreno fertile, secondo le accuse di partenza, anche nella piazza sassarese e, come scritto, undici persone erano state rinviate a giudizio andando a dibattimento nel 2022.

Oggi in tribunale il pm Giovanni Porcheddu ha discusso, al termine dell’istruttoria, soffermandosi in particolare sull’episodio di falso ideologico contestato al docente Francesco Pepe, al professore ordinario di diritto tributario, Valerio Ficari, che al tempo insegnava a Sassari, a Fabrizio Amatucci, ordinario di diritto tributario, e a Franco Paparella, professore anch’egli di diritto tributario.

L’accusa si riferisce al 2016 quando, a parere delle indagini, vi sarebbe stata una sorta di combine per consentire a Pepe di vincere il bando di ricercatore nell’ateneo turritano, anche con la partecipazione di Guglielmo Fransoni, ordinario di diritto tributario, quest’ultimo accusato solo di turbativa d’asta.

Pepe, riferisce il pm, secondo quanto appurato dalle intercettazioni ambientali, compila una sorta di bozza dello stesso bando, poi sottoposta al collegio di valutatori, formato da Ficari, Paparella e Amatucci, riuniti sempre da remoto. Un documento con spazi vuoti e a cui i commissari, come ricorda Porcheddu, apporranno 10 modifiche.

Proprio su questo aspetto il magistrato si sofferma chiedendo l’assoluzione perché il fatto non sussiste. “La bozza è stata valutata e non recepita in modo acritico”, afferma.

Richiesta di assoluzione per gli altri reati, di turbata libertà degli incanti, turbativa d’asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente in riferimento ad assegni di ricerca per gli accusati Paolo Barabino e Luca Cattani.

Il pubblico ministero ripercorre la contestazione su un verbale universitario relativo a questo punto e non compilato nella finestra temporale dichiarata ma che il magistrato ritiene essere sì un falso ma innocuo e che, per questo, chiede l’assoluzione, sempre perché il fatto non sussiste.

Dopo il pm è stato il turno delle prime due difese, l’avvocato Luca Sciaccaluga per il professor Carlo Massimo Ibba, ordinario di diritto commerciale, e il legale Marco Costa per Luca Cattani. Per Sciaccaluga la Corte di Cassazione ha più volte stabilito che l'art.353 del codice penale trova applicazione solo nelle procedure e nelle gare disposte dalla pubblica amministrazione per realizzare opere o per affidare la gestione di servizi ma non è applicabile invece a tutte le procedure in cui lo Stato o sue derivazioni, e qui rientra l’università, devono arruolare personale.

Costa ha sostenuto poi che non è stata dimostrata alcuna irregolarità nel bando per l'assegno di ricerca e che la giurisprudenza della cassazione afferma che non si può configurare il reato di turbativa d'asta nell'assunzione di personale nei pubblici concorsi.

La giudice Marta Gudalupi ha rinviato al 1° aprile per le altre discussioni. I legali sono Agostinangelo Marras per Ficari, Anna Laura Vargiu per Pepe e Barabino, Giuseppe Conti e Luigi Lanucara per Paparella, Marcello D'Ascia per Amatucci, Sebastiano Chironi per Alessio Scano, Stefano Porcu per Giuseppe Scanu, Luigi Satta per Guglielmo Fransoni.

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