CULTURA

Un classico da rileggere

"A ciascuno il suo", il romanzo senza tempo

In una nuova collana di audiolibri i capolavori di Leonardo Sciascia
leonardo sciascia (archivio l unione sarda)
Leonardo Sciascia (Archivio L'Unione Sarda)

La verità: era quello il fine ultimo di ogni ricerca di Leonardo Sciascia. Una verità da scovare e palesare anche se scomoda, soprattutto se scomoda, non ufficiale, spinosa come i frutti del fico d’India della natia Sicilia. Non per caso Sciascia, pur amando la sua terra di un amore sconfinato e struggente, è stato tra i primi a denunciarne le storture, le debolezze e le collusioni della sua gente, a parlare apertamente di mafia come un problema sempre attuale, non relegato a un passato oramai chiuso con la modernità e l’industrializzazione. Diceva della sua isola è “un luogo bellissimo, in cui non si può respirare” e lo diceva con tristezza sconsolata, però non taceva.

Anzi utilizzava i mali della Sicilia e della sua gente per parlare del mondo, perché la Sicilia era per lui “metafora del mondo. Essendo stata per secoli crogiuolo dei mali del mondo, oggi è l’immagine di tutti i mali di cui può morire il mondo”. Questa vena universale, che consentiva e consente ancora oggi allo scrittore di Racalmuto di essere apprezzato da generazioni di lettori, la ritroviamo ai suoi massimi livelli espressivi in A ciascuno il suo,pubblicato nel 1966 e ora disponibile in audiolibro (Emons, 2020, Euro 12,90) nella lettura di un siciliano DOC, l’attore Francesco Scianna.

Particolare dalla copertina dell'audiolibro
Particolare dalla copertina dell'audiolibro

Il romanzo, che apre una collana audio pensata per celebrare Sciascia a trent’anni dalla morte, è uno dei capisaldi dell’universo letterario creato dallo scrittore siciliano e non ha nulla da invidiare al celebratissimo Il giorno della civetta del 1961.

Vi ritroviamo, infatti, le classiche atmosfere, gli intrecci e i personaggi che hanno reso la scrittura di Sciascia unica e famosa.

La differenza, forse, è che in A ciascuno il suo il pessimismo sciasciano è forse ancora più accentuato e lacerante che nel romanzo precedente. Anche qui, come nel Giorno della civetta, a mettere in moto il romanzo sono un delitto e un’indagine. A morire durante una battuta di caccia è il farmacista di un paese dell’entroterra siculo, tal Manno, che pochi giorni prima della morte ha ricevuto una lettera di minacce totalmente anonima. Con lui viene uccisa un’altra persona, il dottor Roscio. Gli inquirenti puntano sul delitto passionale. Qualcuno ha voluto punire Manno per una relazione illecita e ad andarci di mezzo è stato lo sfortunato Roscio. L’ipotesi non convince, però, Paolo Laurana, un professore di liceo per il quale il caso diventa un’ossessione. Tassello dopo tassello, Laurana scopre che dietro quella sanguinosa battuta di caccia c’è ben altro che una storia di corna. Ci sono affari economici, legami tra politica e mafia, rapporti inconfessabili. Queste scoperte segneranno però il suo destino, perché gli avversari di Laurana faranno veramente di tutto perché non emerga la verità, tutto prosegua come prima e i morti non disturbino in alcun modo il quieto vivere degli abitanti del paese.

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