CULTURA

Marghine

Macomer, tutto pronto per l'apertura del museo archeologico

Dopo anni di attesa, a giugno la struttura sarà visitabile dal pubblico
l assessore tiziana atzori davanti al museo (foto l unione sarda oggianu)
L'assessore Tiziana Atzori davanti al museo (foto L'Unione Sarda - Oggianu)

Salvo imprevisti all'ultimo momento, dopo circa trent'anni di attese e rinvii, entro la prossima estate, presumibilmente a giugno, aprirà al pubblico il museo archeologico del Marghine, realizzato nel cuore del centro storico di Macomer.

Un museo che raccoglierà tutti i reperti del territorio, dal periodo nuragico fino all'ottocento.

L'apertura è possibile grazie a un finanziamento complessivo della Regione di 250mila euro (100mila per gli scavi nel castello).

Si procederà subito con l'allestimento del settore nuragico, mentre successivamente sarà disposto quello relativo al periodo medievale.

Dopo aver completato l'edificio anche dal punto di vista della sicurezza, si è proseguito con la redazione del piano gestionale e il completamento della catalogazione dei reperti.

Il museo doveva essere aperto già nel 2008, ma una serie di vicende politiche hanno determinato il rinvio per lunghi anni.

"Apertura a giugno? Lo spero - dice l'assessore alla cultura Tiziana Atzori - ma la cautela è d'obbligo. Grazie ai finanziamenti ottenuti riprendiamo i lavori sia sul museo, ma anche con gli scavi archeologici del castello. Stiamo lavorando a un bel progetto, che riguarda il sistema museale, realizzando una rete che comprende tutto il nostro patrimonio culturale. Un capitolo particolare dell'azione programmatica di questa amministrazione, sarà dedicato proprio ai beni culturali e in particolare a quelli archeologici. Beni che rappresentano non solo la nostra identità, ma anche un'occasione rilevante di lavoro e sviluppo".

Il museo archeologico non avrà a disposizione del pezzo più pregiato.

Si tratta della statuetta ritrovata nella vallata di S'Adde nel 1949 da Felice Cherchi Paba, denominata la Veneretta di Macomer, che è conservata nel museo archeologico di Cagliari.

A Macomer sarà esposta solo una riproduzione.

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